Il patrimonio culturale si sbriciola. Cade a pezzi. E' nascosto dalle erbacce, dall'incuria, dall'inciviltà di alcuni turisti e dall'indifferenza delle istituzioni. Alla vigilia della nomina del nuovo soprintendente di Siracusa, è già pronta una lista "nera" di monumenti a rischio crollo e di provvedimenti da portare avanti per fronteggiare la questione dei ricorsi. Non solo siti archeologici in oblio e grandi palazzi dimenticati tra le priorità della SOpRINTENDENZA. Sulla scrivania che fu di Paolo Orsi vi saranno infatti decine di ricorsi legate all'applicazione del Piano paesaggistico, presentato due anni fa e i cui vincoli sono già in vigore. Ma anche quelli che faranno capo ai futuri Parchi archeologici con le loro aree "rosse" da Siracusa, a Eloro-Akrai e Lentini, che però esistono solo sulla carta. In poche parole, il territorio aretuseo sarà gestito da tre enti autonomi così come prevede la legge 20 del 2000 (firmata dall'allora assessore regionale Fabio Granata) che apre la strada a una gestione finanziaria indipendente da Palermo e lontana dalla politica. Almeno nelle intenzioni. Sì, perché la politica ha bloccato in questi anni la nascita di questi Parchi per salvaguardare poteri e privilegi. Adesso, l'assessore regionale Purpura ha ripreso in mano la legge, sulla scorta del suo predecessore Sgarlata, e ufficializzato il parco di Eloro. La strada è però ancora in salita e sarà compito del soprintendente incalzare la Regione, dialogare con il territorio e mediare tra salvaguardia e sviluppo. E' questo il vero vulnus della politica culturale a Siracusa e in Sicilia: il connubio tra difesa e crescita del territorio. isabella di bartolo Il patrimonio aretuseo si sbriciola. Da nord a sud della provincia, la lista dei monumenti da salvare è lunga. E risale a ormai qualche decennio fa. Sarà sulla scrivania del nuovo soprintendente insieme con i progetti da sbloccare e i fondi da recuperare. Per questo la nomina del nuovo vertice di Palazzo Toscano, sede della SOpRINTENDENZA, è attesa con grande aspettativa dagli addetti ai lavori, dalla politica, dagli ambientalisti e dagli imprenditori. Nei prossimi giorni, il dipartimento regionale ai Beni culturali pubblicherà l'atto di interpello con cui si dà ufficialmente inizio alla corsa per la poltrona che fu anche di Paolo Orsi. Tra i corridoi di Palermo circolano nomi di illustri funzionari oggi ai vertici di Soprintendenze e musei ma, al contempo, è oggetto di dibattito anche il ruolo che il nuovo soprintendente dovrà svolgere a metà tra quello manageriale e di difensore del patrimonio archeologico e ambientale. Tuttavia, il nuovo soprintendente dovrà anche essere "diplomatico" poichè tra gli atti urgenti vi saranno le decine di contenziosi legati al Piano paesaggistico, presentato dalla SOpRINTENDENZA due anni fa, con presunti (in realtà poco presunti) errori. Il Piano paesaggistico, per esempio, prevede l'inedificabilità in zone dove invece è già costruito, oppure, indica la presenza di verde laddove invece esistono fabbriche. A ciò si aggiunge anche la questione del Parco archeologico regionale previsto per Siracusa, per Eloro-Akrai e Tellaro e per Lentini. In poche parole, la Regione ha previsto e perimetrato queste zone che diventeranno enti autonomi di gestione del patrimonio con confini e vincoli ben definiti. Ma, fino ad oggi, solo sulla carta. E poi vi è la decennale questione dei grandi restauri. Nella lista delle priorità che sarà sulla scrivania del successore di Beatrice Basile, vi saranno i monumenti che cadono letteralmente a pezzi. Il Castello Svevo di Augusta, in primis. La fortezza che si trova nel centro storico di Augusta e ne rappresenta il simbolo, è in totale abbandono nonostante gli appelli e le promesse di questi anni. Nella programmazione 2014-20 presentata a fine anno dal soprintendente ad interim, Calogero Rizzuto, sono stati indicati gli interventi più urgenti da fare con la promessa di finanziamenti. Tra questi, appunto, vi è il consolidamento del Castello Svevo per cui esiste solo un progetto per una tranche di lavori da 2 milioni di euro. L'immobile, però, sta scivolando verso il mare come confermano i tecnici ed è urgente prevedere un'ipotesi di restauro e riutilizzo dell'edificio. Nella stessa programmazione è indicata anche la rinascita di Megara Hyblaea: la Pompei del sud è oggi in abbandono. Il museo al suo interno è pronto da anni ma chiuso. E, allora, quel che serve per ridare dignità alla politica culturale aretusea non è solo un soprintendente lungimirante ma anche una classe politica attenta agli interessi di tutti e una cittadinanza capace di indignarsi davanti a monumenti che crollano, colonne greche che si sbriciolano, un Teatro greco che non regge il peso di tempo e pubblico e decine di siti chiusi e dimenticati. 07062015