Eleonora, artista trentenne: abbellisco, non imbratto. I comitati: non ha le autorizzazioni Occhi. Ovunque: occhi dietro gli angoli delle vie, sul retro dei segnali stradali, sulle centraline elettriche, alle fermate dei mezzi. Ecco il marchio di una «street artist» che ha da poco un laboratorio in città. I suoi occhi «sono rispettosi e pacifici» ma inevitabilmente riaprono il dibattito tra legale e illegale nell'arte di strada. Si chiama Eleonora, ha 30 anni e viene dal Salento dopo un lungo girare per il mondo. Occhi dietro gli angoli delle vie. Sul retro dei segnali stradali. Sulle centraline elettriche. Sulle impalcature. Alle fermate del metrò. Sui muri. Grandi occhi dalle lunghissime ciglia, riflessi bianchi sulla pupilla nera. Una settimana fa il rapper Fabri Fibra scatta una foto dell'occhiograffito e la posta su Instagram con la didascalia: «Occhi osservano...». In poche ora, una valanga di «mi piace». E poi, commenti: «Ovunque tu vada, ti guardano». Non è (solo) una metafora. «Questo occhio è dappertutto a Milano...». Vero. Basta camminare in zona Brera, Garibaldi, Castello. Stessa «opera» riprodotta innumerevoli volte: è il «marchio» di una street artist che ha aperto da qualche mese un laboratorio in città, che sta esponendo mobili di cartone dipinti all'«Art Design Box» di Expo, che dice «i miei occhi sono rispettosi, pacifici». Sono anche, ormai, una presenza urbana milanese. E riaprono il dibattito tra legale e illegale nell'arte di strada. Eleonora, 30 anni, salentina, molte esperienze all'estero, opere super-pop, si fa chiamare «La pupazza». Dice: «Con lo stile street art c'entro poco, mai fatto parte di una crew (gruppo di graffitari, ndr ); in comune abbiamo solo la bomboletta; quella vita che gioca anche molto sull'adrenalina del "guardie e ladri" non mi appartiene. Tanto che non mi sono mai nascosta, mi fotografo col mio volto accanto ai pezzi e tutti sanno chi sono». I primi occhi li ha fatti in Salento nel 2008; ne ha fatti a Londra, Berlino, Dusseldorf. Vogliono dire: «Guardate il mondo coi miei occhi». Non solo. È un «gioco serio»: «Più che guardare, il mio occhio vuole parlare». Lasciare quegli occhi di vernice spray sui muri comunque è illegale. E Milano è una città particolarmente «sensibile» a quel reato. Alcune crew che assaltano i treni del metrò hanno alzato ultimamente il livello di violenza, anche perché le conseguenze giudiziarie sono sempre più pesanti (fino all'accusa di associazione a delinquere). Eleonora «La Pupazza» ribadisce: «Quello non è il mio mondo». E aggiunge: «Non imbratto, abbellisco. Per questo mi prendo quello che non mi danno. Cerco muri abbandonati, muri che non si capisce di chi siano, spazi anonimi». Il concetto è quello. Ma qualcuno lo vede dall'altra parte: «Sono sempre di più gli street artist, anche affermati, che tornano a impossessarsi dello spazio pubblico riflette Fabiola Minoletti, dell'Associazione nazionale antigraffitiRetake Intervengono senza autorizzazioni, alla ricerca della "bellezza del gesto del momento", che diventa poi il loro foglio di autorizzazione. Artisti che si muovono liberamente da un pezzo autorizzato e commissionato, a un pezzo non autorizzato. Ma anche questo non è corretto e nel tempo può degenerare». Che degenerazione? Gli occhi sui muri della città potrebbero moltiplicarsi. Forse. O forse no. L'artista assicura: «Sono occhi gentili».