DA UNA parte la legge, dall'altra Clet, l'artista che con i suoi sticker (adesivi) trasforma i cartelli stradali in fantasiose opere d'arte. Stavolta Clet Abraham, 49 anni, bretone, figlio dello scrittore Jean Pierre Abraham, a Firenze dal 2005, con studio in San Niccolò, è sotto inchiesta per il «piccolo uomo nero», l'«uomo comune» che ha installato nel 2011 su uno sperone del Ponte alle Grazie, figurina fragile con un piede ancorato al ponte e l'altro sporgente nel vuoto. Clet lo piazzò sul Ponte alle Grazie la notte fra il 19 e il 20 gennaio 2011, mentre nello studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio veniva esposto il teschio di diamanti di Damien Hirst, valutato 100 milioni di euro. Clet intendeva fornire un'alternativa popolare all'arte milionaria: con la sua piccola scultura anche gli «uomini comuni» potevano godere dell'arte. Caustico il critico Francesco Bonami, curatore della mostra di Hirst: a suo dire quella scultura che si lanciava nel vuoto era «la perfetta rappresentazione della caduta e della stagnazione culturale in Toscana». Polemiche artistiche a parte, la street art non ha mai avuto vita facile. E così quando l'«uomo comune» è stato danneggiato dai vandali ed è partita una denuncia, la procura si è chiesta se quell'opera, apprezzabile o meno sul piano artistico, fosse stata autorizzata. Tutti i lungarni sono sottoposti a vincolo paesaggistico e il Codice dei beni culturali vieta le opere eseguite senza autorizzazione. Perciò Clet è indagato e la polizia municipale gli ha sequestrato le immagini della installazione e una lettera da lui inviata al sindaco nella quale annunciava che il «piccolo uomo nero», inizialmente posato sul ponte, sarebbe stato spostato sullo sperone esterno. L'avvocato Dimitri Caciolli, che lo difende con la collega Laura Azzia, fa notare che la scultura è rimasta sul ponte a lungo senza che nessuno avanzasse obiezioni. Neppure la Soprintendenza. E comunque la violazione al Codice dei beni culturali si estingue se l'opera viene rimossa, cosa che per l'«uomo comune» è avvenuta da tempo. Se Clet è sotto inchiesta in Italia, alla sua compagna Mami Urakawa è andata peggio. In gennaio è stata arrestata a Osaka, in Giappone, perché con Clet (appena ripartito per l'Italia) aveva modificato un'ottantina di cartelli stradali. Attività per la quale l'artista ha collezionato varie denunce ma che difende con convinzione. La freccia diventa un pinocchietto o una chitarra, oppure trafigge un grande cuore. Chiamato dal sindaco di Dicomano a discutere di regole e libertà, Clet ha detto: «La mia arte migliora il cartello che ci ricorda quali norme seguire guidando, lo abbellisce, lo rende più interessante».