IL Cnr di Catania lavora a un clone del plastico di Pompei, utilizzando la stessa tecnica di scansione tridimensionale sperimentata per la necropoli di Porta Nocera, dove gli archeologi siciliani lavorano con l'equipe tedesca del Pompeii Sustainable Preservation Project, il progetto internazionale coordinato dal Fraunhofer Institut für Bauphysik di Stoccarda, dall'Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera e dall'Iccrom e si avvale della partecipazione, oltre dell'Ibam-Cnr, anche dell'Università di Oxford, della Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera, del Deutsches Archäologisches Institut di Roma e dell'Università di Pisa. «Grazie a un'intuizione dell'archeologo Stefano De Caro spiega Daniele Malfitana, direttore dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr e alla disponibilità della direttrice del museo archeologico di Napoli, Valeria Sampaolo abbiamo acquisito il plastico esposto al Mann voluto da Giuseppe Fiorelli. Ci è stato consentito di ripulirlo e sono venute fuori delle immagini straordinarie, mai viste, con la riproduzione di affreschi oggi scomparsi». Realizzato in legno e sughero tra il 1861 e il 1879 in scala 1:100, il plastico non copre tutta la superficie attualmente scavata. «Abbiamo rilevato con la scansione grafica tridimensionale il plastico spiega Malfitana e siamo ora in grado di riprodurre un modello virtuale, ma anche di realizzare con stampanti 3D una copia dell'intero abitato o anche singoli monumenti di Pompei». Nel frattempo, il Pompeii Sustainable Preservation Project produce i primi risultati. Dopo la campagna di rilievo sul campo, effettuata con l'utilizzo di droni, in laboratorio è stato eleborato un accuratissimo modello in 3D dell'intera area della necropoli di Porta Nocera. La ricostruzione tridimensionale sarà utilizzata per la progettazione degli interventi di restauro e per monitorare lo stato di conservazione degli edifici, consentendo di programmare restauri e manutenzione. «Con le termocamere spiega l'archeologo Malfitana possiamo "sfogliare" le pareti dei monumenti e vedere i rifacimenti che si sono susseguiti. Pompei si conferma una straordinaria palestra di sperimentazione. Lo scanner geofisico che abbiamo utilizzato a Pompei riesce a leggere fino a 20 metri di profondità». Un vero e proprio occhio capace di "vedere" nel sottosuolo. E che potrebbe essere utilizzato anche a Ercolano, dove Renzo Piano sta progettando il nuovo museo archeologico su incarico del filantropo californiano David Packard: la scansione del sottosuolo consentirà di scegliere l'area più adatta per realizzare il nuovo edificio. Finanziato da investitori privati e con una campagna di fundraising, il progetto Pompei lanciato dal Fraunhofer di Stoccarda ha avuto inizio nell'estate 2014 sotto la guida di Albrecht Mattei, Anna Anguissola e Ralf Kilian, e prevede un investimento di 10 milioni di euro. Il modello digitale della necropoli di Porta Nocera appena realizzato si presenta come un innovativo strumento di studio e documentazione a disposizione di tutti i gruppi di ricerca che si ritroveranno per la seconda campagna a Pompei nel mese di settembre.