È DECISIVO fare progetti comuni e coproduzioni, condividere battaglie con altri musei, teatri, fondazioni. Ogni chiusura provincialistica è suicida, solo 'buttandosi' in mare aperto si crescerà. Ove non osti l'obbligo di tutelare fisicamente i beni, prestiamo generosamente le nostre opere al mondo. Ove ci sia qualità e dedizione chiamiamo artisti e operatori stranieri a venire in Toscana, a dirigere progetti, a dare la loro impronta alla nostra cultura. Ci ameranno ancora di più se saremo ospitali ed aperti. Due: integriamo le attività culturali, contro ogni autoreferenzialità. Quante energie sprechiamo quando ogni Ente, settore o territorio viaggia per conto suo? Eppure si sa che ci salveremo solo con progetti comuni, interdisciplinari. Musica e teatro, cinema e danza; orchestre professionali e studenti del conservatorio; Firenze e la Toscana, città e borghi collinari. Siamo una squadra sola, con un potenziale enorme di collaborazione. Un esempio: occupare la Nuova Opera di Firenze tutte le sere, anche per ridurre i costi di gestione, non è un'esigenza vitale? Il Maggio da solo non ce la farà, allora chiediamo all'ORT, a Fiesole, al rock, al contemporaneo di associarsi, di 'spostare' lì una parte della loro attività. Ne nascerà una contaminazione feconda, rigogliosa, utile a tutti. Tre: puntiamo decisamente ad allargare il pubblico, non a soddisfare i pochi che già fruiscono della cultura. La scelta deve essere netta. Va bene la cultura come supporto ad eventi e promozioni. Ma basta con la concezione un po' snobistica ed elitaria della cultura da 'passerella'. Sempre meno cittadini consumano cultura, perché c'è crisi e perché non c'è una politica che li voglia conquistare e coinvolgere. Questa realtà sa tanto di selezione per censo. Dai giovani agli universitari alle famiglie; dai programmi alle politiche dei prezzi, tutto va pensato per rovesciare la piramide. Sennò che sinistra è? Quattro: facciamo più pulizia e qualità nei finanziamenti pubblici, e prepariamoci alla fase in cui diminuiranno. Perché diminuiranno, non c'è dubbio, e forse è anche bene che sia così. Il problema è che le Istituzioni non possono solo ritirarsi progressivamente dall'impegno, morirebbero troppe esperienze, anche preziose e di qualità. Il processo va accompagnato con politiche fiscali mirate, proponendo agli sponsors di concentrarsi su progetti validi e non solo sui 'grandi nomi', offrendo servizi di qualità che sostituiscano finanziamenti diretti. E nel frattempo togliendo opacità alle scelte di sostegno degli Enti pubblici, delle municipalizzate, delle Fondazioni. La transizione ha bisogno di trasparenza ed equità. Dopodiché i progetti buoni andranno avanti. L'autore è senatore del Pd
FIRENZE - Apriamo al mondo il nostro patrimonio prestiamo le opere
Il senatore del Pd propone di fare progetti comuni e coproduzioni con altri musei, teatri e fondazioni. Ciò sarebbe necessario per crescere e non essere provinciali. Inoltre, è necessario integrare le attività culturali e non avere autoreferenzialità. Il senatore propone anche di allargare il pubblico e di ridurre la cultura come 'passerella' per i pochi che già la fruiscono. Inoltre, è necessario fare più pulizia e qualità nei finanziamenti pubblici e prepararsi alla fase in cui diminuiranno. Il processo di transizione dovrebbe essere accompagnato con politiche fiscali mirate e trasparenza.
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