L'ultimo paradosso nella città trincea sono i cantieri al contrario, con gli operai costretti a ricopre gli scavi aperti per lavori che non hanno fatto: si ferma il cantiere del nuovo collettore fognario al Foro Italico il maxiscavo che da tre mesi sfregia la passeggiata al mare dopo il ritrovamento di alcuni resti delle antiche mura di Palermo. I lavori che in questo tratto entro il 30 giugno dovevano essere completati si fermano a tempo indeterminato. In questi giorni le maestranze della Sikelia, l'azienda socia di Tecnis che ha iniziato gli scavi al posto della spa impegnata con l'anello ferroviario, stanno ripristinando la carreggiata stradale per consentire all'amministrazione comunale di celebrare il Festino di Santa Rosalia con il passaggio del carro che per tradizione si ferma davanti al Palchetto della musica. Gli operai dunque stanno eliminando le trincee già aperte aspettando il 16 luglio per capire come fare a scongiurare il rischio di una maxiincompiuta. Il pericolo infatti è che l'opera da 26 milioni tre anni il tempo previsto per il completamento non si possa terminare. La scoperta archeologica risale a una ventina di giorni fa: dopo i rilievi, la Soprintendenza ha imposto lo stop, uno stop definitivo. Gli otto chilometri di tubature che dovrebbero portare al depuratore di Acqua dei Corsari i liquami di buona parte della città, da via Dante in su, non potranno passare lì dov'era previsto che passassero e cioè nella corsia lato monte di Foro Umberto I, tra il Palchetto della musica e via Lincoln. E dove dovranno passare dunque? Circa duecento metri di condotta dovranno essere deviati sul lato opposto, cioè sulla corsia lato mare «ammesso che da quel lato ci siano i requisiti per lavorare», dice il Comune che si ritrova a fronteggiare un probelma dagli esiti imprevedibili. Le conseguenze, quelle invece, sono già realtà: i lavori che da aprile hanno trasformato il Foro Italico in una trincea, con ripercussioni pesanti sul traffico, si fermano. Entro fine giugno, la Sikelia ricoprirà gli scavi e riasfalterà la carreggiata. Subito dopo il Festino, l'impresa si sposterà sul lato opposto, sul lato del prato cioè, per ricominciare da zero: «Dovremo rifare tutti i saggi che abbiamo fatto sul lato monte dice l'ingegnere comunale Sergio Romano che sta seguendo i lavori sperando che ci siano le condizioni per poter deviare lì le tubature». Romano è ottimista ma non nasconde gli inevitabili ritardi: «I tempi si allungano dice peccato, al Foro Italico contavamo di completare definitivamente gli interventi entro giungo». E invece in piena estate gli scavi invadentissimi si sposteranno a ridosso del prato del Foro Italico, uno degli spazi verdi più frequentati della città. Le trincee lambiranno il Nautoscopio, ritrovo estivo tra i più amati, e il porticciolo delle Cala con i suoi locali. La conduttura di 8 chilometri, che dovrebbe portare ad Acqua dei Corsari i liquami per ora scaricati all'altezza dei Cantieri navali, non può prescindere dai quei 150 metri. Quello che le ruspe hanno portato alla luce sono parte dei resti delle antiche mura della città, parte degli antichi bastioni. Un patrimonio storico che i Beni culturali vogliono tutelare ma che non sarà visibile alla cittadinanza: «Abbiamo ricoperto quel che resta dei bastioni con una rete rossa di protezione, ma resteranno sotto l'asfalto», dice l'impresa Sikelia, preoccupata del futuro dell'opera ma soprattutto dei costi necessari per deviare le condutture che si annunciano salati. «Per attraversare e raggiungere il lato mare dovremo passare sotto il canale che racchiude tutte le fibre ottiche della Telecom», dice l'impresa che teme che il problema si possa ripresentare: «Chi ci dice che andando avanti con gli scavi non salteranno fuori nuove rovine? ». Secondo il progetto da piazza XIII Vittime le condutture porteranno le acque nere prima a Porta Felice, poi al ponte sul fiume Oreto, poi in viale dei Picciotti e viale Duca d'Aosta e, infine, al depuratore di Acqua dei Corsari. La storia del cantiere non sembra nata sotto una buona stella. La Tecnis ha deciso di cedere i lavori alla Sikelia dopo che il Comune le aveva comunicato la decisione di rescindere il contratto. A gennaio il vicesindaco Emilio Arcuri era stato chiaro: la città non poteva permettersi ulteriori ritardi. I lavori sarebbero dovuti iniziare nei primi mesi del 2014 e invece a partire da settembre scorso l'unica traccia del cantiere erano centinaia di tubi in acciaio del diametro di un metro sistemati uno sopra all'altro di fronte a Porta Felice. Dopo l'ultimatum la Tecnis ha deciso di cedere l'appalto. «Con Sikelia siamo consorziati e l'operazione ci ha permesso di distribuire meglio i carichi di lavoro», aveva spiegato la Tecnis che al momento è nel ciclone per i mega cantieri dell'anello ferroviario. Ma adesso nella città trincea, dopo il passante ferroviario fermo per 60 metri di galleria, ecco una nuova incognita: «Stavamo andando avanti spediti dice la Sikelia in questo momento però non ci è possibile calcolare in termini di tempo il peso degli inevitabili ritardi».