Vale 7 punti di Pil, costa 20 milioni solo di pulizia. Alza il prezzo delle case e fa scappare i residenti Firenze, le due facce della bellezza. Che non è solo quella artistica e culturale. Essere città turistica grazie al passato è un volano formidabile per l'economia. Allo stesso tempo, una zavorra e addirittura una «vela» che porta la città verso altri lidi, altra identità. Il «valore aggiunto», la ricchezza prodotta in Provincia di Firenze, è di 25 miliardi e 387 milioni di euro di Pil. La media dell'apporto del turismo, legato alla bellezza delle nostre città, è il 7. Quello di Firenze è sicuramente superiore. Se vogliamo decidere il futuro della nostra città, che resta manifatturiera ma rappresenta comunque uno di quei «magneti globali» per il turismo che sono le capitali dell'arte, dobbiamo partire da questo dato: l'assedio dei turisti aiuta ad arrivare a due miliardi di euro di fatturato. Il boom del turismo 2014 si è confermato nel 2015. L'anno scorso i pernottamenti sono arrivati a 8,5 milioni (più 4,5) , anche da gennaio ad oggi il trend si conferma: la percentuale di camere di albergo occupate ha raggiunto, nei recenti ponti e a Pasqua, il 90-95 del totale. Al netto di tutte le case vacanze, Airbnb e simili che sfuggono alle statistiche, siamo arrivati (gennaio-marzo) a un più 1,5 di arrivo. Certo, il livello di Pil complessivo di Firenze è tornato ai livelli pre crisi principalmente grazie al manifatturiero innovativo e all'export. Ma se la «bomba» del regresso e della stagnazione economica ha colpito qui meno che altrove, è anche grazie al turismo e al ritorno dei visitatori, soprattutto stranieri. Basta vedere la dinamica del numero delle aziende del settore (alberghi, ristoranti co) nella nostra provincia per capirlo: dalle 5.417 del 2011 sono diventate 5.902 l'anno scorso, mentre quelle manifatturiere complessivamente diminuivano (aumentando complessivamente il fatturato). Ci sono poi, nel settore del turismo, microsettori che stanno facendo performance eccezionali. È il caso del «wedding», cioè i matrimoni di chi arriva da fuori Italia. Un fatturato complessivo di 107,65 milioni di euro, in tutto 1.693 coppie di stranieri hanno preferito le nostre città alle loro. E non si spostano, ovviamente, da soli. Mediamente, ogni coppia si porta dietro altre 45 persone. In pratica, è come se per ogni matrimonio si spostasse un pullman di turisti: ma non torpedoni «mordi e fuggi», bensì persone che scelgono ville (42), usano fotografi (almeno 400 quelli coinvolti in Toscana assieme ad altri 2.800 operatori «specializzati), e restano qua circa 4 giorni (più della media del turista «normale», 2,5 giorni). E, anche in questo caso, è Firenze la città preferita da chi si vuole sposare in Toscana. L'impatto sulle casse comunali dell'assedio è ancora più evidente. L'ultimo aumento, per tutte le fasce (tranne gli alberghi 5 stelle, già al massimo) dell'imposta di soggiorno di 0,50 euro a stella, farà salire l'introito da 25 a 28 milioni. L'aumento dei ticket per i bus turistici farà superare i 5 milioni attuali (e il recupero dell'evasione ne ha portati altri 4). Ancora: l'«assedio» al David e Uffizi trascina gli ingressi dei musei civici. Anche in questo caso, ci sarà un aumento dei biglietti: con 275 mila visitatori l'anno, un milione di euro di incasso ulteriore. Se finora il Comune non ha tagliato pesantemente i servizi nonostante la mannaia dei vari governi sugli enti locali, è grazie soprattutto a questi introiti. Essere città d'arte, di turismo (di massa) costa tanto. Per organizzare il servizio rifiuti in una città un quarto medievale, mezza Rinascimentale e poco ottocentesca servono 20 milioni di euro. Di questi, 5-6 sono per i servizi «aggiuntivi» necessari per la mole di turisti che affollano soprattutto il «castrum» romano San Marco-Ponte Vecchio. Essere una città d'arte significa essere città vincolata (giustamente) dalla sovrintendenza. Ma rifare una strada in pietra in centro invece che col catrame come chiedo spesso dalla stessa soprintendenza ha un costo tra 6 e 10 volte maggiore (e così ci sono strade che restano scassate, come via Venezia, per decenni). Ristrutturare case in centro ha un costo maggiore che del resto della città: motivo per il quale Palazzo Vecchio ha venduto le sue case popolari in centro, risistemarle era fuori dai parametri di legge per l'edilizia pubblica. A volte, è praticamente impossibile portarle agli standard attuali (ascensori, climatizzazione, spazi per i servizi). E così gli appartamenti in centro diventano sempre più spesso «case vacanze» (lo dimostra il boom delle offerte su Home Holidays e Airbnb) sfuggendo però alla normale tassazione. Un'opportunità di rendita che fa schizzare ancora più in alto i prezzi a metro quadro del centro rispetto al resto della città (ed anche dell'hinterland): per le vendita quello medio del centro è 4.482, per l'affitto (al mese) 15,54 euro. All'Isolotto i prezzi, rispettivamente, sono 2.961 e 9,78. Altro effetto indotto: i fiorentini così si allontanano dal centro, che si «svuota» di residenti veri e si snatura irrimediabilmente. Un processo già visto in altre città italiane, che non si ferma al nostro Paese: perché difficilmente si potrà fermare, se non ci sono scelte «forti» in controtendenza. Ma fino a che sarà più redditivo affittare a residenti che a turisti come succede ora il nodo della residenza resterà la vera minaccia, un fenomeno che si autoreplica e porta, certo, ricchezza, ma rischia di cambiare Firenze.