Sacco: impossibile spostare opere-icona in periferia, Londra ha dirottato i flussi con la Tate Modern «Il problema non sono i capolavori e la loro attrattività: c'è una distribuzione nel centro di Firenze di altri capolavori, rispetto al David o alla Venere del Botticelli, che potrebbero portare i flussi altrove già adesso». Pierluigi Sacco, professore di economia della cultura allo Iulm di Milano, non è convinto che «delocalizzare» sia efficace, per affrontare i guai del turismo di massa. La proposta di creare gli Uffizi 2 in periferia, lanciata dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, secondo lui non è praticabile. «Pensiamo a cosa è successo a Londra quando si è creata la Tate Modern in un'ex centrale elettrica, in un luogo marginale dal punto dei vista dei flussi. L'idea era così interessante che ha dirottato i turisti. Ci sono esperienze simili in tutta Europa». Perché è difficile, se non impossibile, «delocalizzare» i turisti con una differente gestione delle opere «totem» o di grandi livello nella città? «Le logiche del turismo globale indicano che il turista medio punta a 4 e 5 tappe "rituali" a cui non rinuncerà mai. A due passi dagli Uffizi c'è il Bargello, c'è San Marco: non c'è nessuno turista che arriva a Firenze per vedere gli Uffizi e sceglie invece quelli, figuriamoci gli "Uffizi 2" in provincia. Per molti non aver visto gli Uffizi è non aver visto Firenze». E non funzionerebbe neppure spostando la Venere del Botticelli, alla Villa medicea di Castello? « I grandi flussi sono orientati dalle opere iconiche. La Venere non la sposterei: stiamo parlando dell'identità di una collezione». Meglio quindi puntare ad una Tate a Firenze. Anche se pure questo è un problema: «Firenze ha un rapporto difficile con il contemporaneo: non con la programmazione, la mostra di Gormley è straordinaria. Ma con il contemporaneo "strutturale", come la Tate. Firenze è in grado di inventare qualcosa di nuovo, invece di essere legata solo alla rendita del suo passato?» insiste Sacco. È convinto che Firenze possa imparare persino da Nantes «che sta sviluppando esperimenti di nuovi sistemi museali che hanno trasformato in positivo una città senza la minima attrattività».