Caos in piazza Garibaldi. La Soprintendenza: «Stop ai lavori» TARANTO. Palazzo degli Uffici? Lasciato all'incuria. Lungomare della città vecchia? Caos e abusivismo. In piazza Garibaldi forsennato abbattimento di alberi di pino. E, ultimo in ordine di tempo, il grande degrado di villa Peripato a Taranto. La Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, a quanto pare ultimo baluardo contro il progressivo abbruttimento della città, mette da mesi sotto pressione il Comune di Taranto segnalando casi di abbandono dei beni monumentali ai quali occorre porre riparo. Palazzo di città ha ricevuto nelle ultime 72 ore due note dei soprintendenti Francesco Canestrini e Augusto Ressa che lo richiamano ai suoi doveri di istituzione pubblica incaricata di difendere e preservare i siti artistici e architettonici cittadini. Giovedì 4 giugno all'ufficio del sindaco è stata recapitata una relazione su villa Peripato, «uno dei più interessanti giardini urbani sorti dopo l'unità d'Italia accorpando giardini storici di proprietà privata». Questo grande polmone verde nel pieno centro della città, vasto cinque ettari, è stato acquisito ai beni pubblici nel 1913 dalla famiglia dei marchesi Beamount Bonelli. E' frequentatissimo dai tarantini, ha un superbo affaccio sul mar Piccolo, è ricco di storia e conserva sotto la superficie importanti resti archeologici. Nell'ultimo sopralluogo i responsabili della Soprintendenza hanno constatato le "gravi condizioni di degrado in cui versa il giardino". E fanno un lungo elenco che testimonia l'incuria che avvolge la villa senza che il Comune vi ponga rimedio. Panchine «divelte o danneggiate»; i vasi sulla balaustra dell'affaccio sul mar Piccolo «divelti e spezzati e giacenti sul terreno con la stessa balconata danneggiata in più punti o mancante nelle porzioni in cemento dei primi del '900 e prossima al distacco"; "ferri a vista e buche». Canestrini e Ressa aggiungono altro. «Vergognosamente imbrattati di vernice gli elementi decorativi dell'ingresso monumentale da via Pitagora e qui giacciono sparsi per terra elementi architettonici scorniciati divelti dalle sedi originarie. La pavimentazione dei viali, dei percorsi e della rotonda risulta sconnessa in molte zone creando pregiudizio all'incolumità dell'utenza costituita per lo più da bambini». Insomma, un quadro che dovrebbe indurre ogni sindaco e assessore a darsi da fare per ripristinare condizioni di decoro e sicurezza senza incoraggiamenti esterni. Ma è la Soprintendenza a invitare «codesto Comune ad elaborare un progetto articolato e completo di manutenzione del bene teso nell'immediato al superamento delle criticità segnalate». Il giorno dopo, venerdì 5 giugno, con un provvedimento inviato al sindaco e agli assessori ai Lavori pubblici e Urbanistica, e per conoscenza al prefetto, la Soprintendenza «ordina» al Comune «l'immediata sospensione dei lavori» in piazza Garibaldi «in assenza dell'autorizzazione di legge ex articolo 21 del decreto legislativo 42 del 2004». L'ufficio registra l'abbattimento dei pini nel sito urbano «nucleo più antico del Borgo ottocentesco che rientra tra i beni vincolati. Pertanto, ogni alterazione è condizionata all'acquisizione preventiva dell'autorizzazione». Una «querelle», con ogni probabilità, destinata a continuare e ad alimentare anche polemiche politiche.