Opere d'arte in periferia per alleggerire il centro storico di Firenze? L'ex soprintendente al Polo museale dice sì. L'idea piace anche alle imprese. Cristina Acidini conosce molto bene gli Uffizi. Erano (e sono) la punta di diamante del «suo» Polo Museale, che ha gestito come soprintendente, nel «dopo Paolucci», dal 2006 al novembre dello scorso anno. L'idea lanciata sul Corriere Fiorentino dal sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, ovvero quella di creare un Uffizi 2 nell'hinterland fiorentino, la giudica «molto valida, anche se eviterei di chiamarlo Uffizi 2». E spiega: «Si potrebbe pensare a una sorta di 'ospitalità a rotazione' delle opere contenute negli Uffizi, per eventi da organizzare in periferia o in altri centri della provincia. Parlo di mostre a lungo termine, a dislocazioni di comparti di collezioni che possano restare fuori per un determinato periodo temporale per poi essere sostituite. Creare luoghi espositivi alimentati dagli Uffizi mi sembra possibile e opportuno. Però, la selezione dei quadri deve avere un senso, una progettazione scientifica. E se tra queste opere ci fosse un capolavoro, o più d'uno, sarebbe ammissibile». Cristina Acidini sottolinea che dalla Galleria degli Uffizi non farebbe uscire quelle che oramai sono ritenute icone, «la cui mancanza generebbe una frustrazione», e probabilmente si riferisce alla proposta sempre della Borletti Buitoni di trasferire la Venere di Botticelli alla Villa Medicea di Castello, per la quale era stata realizzata. L'ex soprintendente del Polo ammette anche che una delle cause del degrado dei monumenti di Firenze, con conseguenti necessari lavori di manutenzione ed a volte anche i danni dei vandali, è il turismo di massa. «C'è un'usura antropica che caratterizza il passaggio fisico di numerose persone in luoghi che, per loro natura, sono limitati e ristretti dalle maglie di una città medievale sottolinea E questa usura si verifica sia negli esterni che negli interni». Per evitare il consumo della città, e dei suoi monumenti, l'imprenditore Niccolò Manetti, manager della storica azienda Manetti Battiloro, sposa senza alcuna remora il progetto Uffizi 2. «È un'idea intelligente dice ma ci sono casi, come il museo di Prato o quello di Arte Sacra a San Donnino, che non hanno funzionato. Alla base ci deve essere una promozione capillare a livello mediatico, altrimenti sarà difficile far sì che i turisti scelgano anche altri percorsi. Firenze, in caso contrario, rimarrà comunque la proposta più semplice perché in poche ore si riescono a vedere una moltitudine di cose». Ma nel caso si realizzi il progetto degli Uffizi 2 gli imprenditori fiorentini sarebbero pronti a dare «una mano» così come avviene in altre capitali della cultura nel mondo? «Nel tempo la mia azienda ha preso coscienza del fatto che a questa città bisogna anche dare risponde il manager Abbiamo restaurato la palla di Santo Spirito, quella del Battistero e il campanile di San Lorenzo, solo per citarne alcuni. Io credo che di imprenditori pronti a impegnarsi ce ne siano, ma per un'operazione del genere, da diverse decine di milioni di euro, bisogna pensare a una grossa campagna di comunicazione, a un coinvolgimento importante, alla creazione di una rete viaria. Ben venga, la butto lì, se nella Piana arrivassero gli Uffizi 2...». Niccolò Manetti, però, lancia anche una sua personalissima idea: «I magazzini dei nostri musei sono pieni di opere che raffigurano l'uva, anche di autori di una certa importanza, e allora perché non pensare di metterle insieme e di organizzare una mostra stanziale nel Chianti?».