Speravano nel Paradiso, e dopo una vita aspra e spesso troppo breve, era un sacrosanto diritto. Molti erano a mani giunte: il trapasso li doveva cogliere dignitosi e puliti, come nel giorno di festa. Non sappiamo solo questo, ma molto altro, della vita degli abitanti di una comunità montana vissuta tra il '500 e il '700. Qualche anno fa la sorprendente scoperta di una cripta cimiteriale sotto il pavimento della Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo, riportò alla luce quasi 400 di corpi, in parte mummificati, che ci «parlavano» della loro vita. Oggi, quei corpi potranno essere visitati in occasione dell'inaugurazione di un museo unico nel suo genere, quello Civico delle Mummie di Pievelaco, in località Roccapelago, nel Modenese (ore 10. Apertura: sabato e domenica 16-19. Agosto tutti i giorni). La scoperta aveva coinvolto antropologi, archeologi, esperti di tessuti e religione, biologi, genetisti, patologi, tutti uniti a ricostruire le esistenze di questa piccola comunità, e ha visto lavorare insieme la Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna, il Comune di Pievepelago e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (con la collaborazione dell'Università di Bologna e l'Istituto Beni Culturali e Naturali Regione Emilia-Romagna). I curatori Donato Labate, Vania Milani e Thessy Schoenholzer Nichols hanno creato un habitat di grande coinvolgimento. C'è il dato clinico, non secondario, che mostrando spine bifide, lesioni articolari, patologie di varia natura ci fa intuire che l'esistenza non dev'essere stata una passeggiata. Una dozzina di corpi mummificati sono sulla roccia nella cripta, nel rispetto della loro giacitura. La sepoltura di una giovane donna è stata ricomposta con i resti di tre corpicini sul grembo e altri bimbi intorno. Anche questa è unicità, perché nessuno qui è esposto. L'allestimento vero e proprio è tra le tre sale dell'ex canonica. La prima contiene gli oggetti, tra ceramiche e manufatti, che raccontano la storia della rocca prima di essere trasformata in chiesa. Nella seconda troviamo i reperti devozionali e di decoro personale, insieme ai resti antropologici. Nella terza, gli indumenti, non privi di certi lussi come preziose cuffie in seta e velluto. Dalle pieghe dei vestiti, nei rattoppi, nelle deformazioni dei corpi, scopriamo come vivevano. E alcuni oggetti, come un semplice dado da gioco, ci faranno commuovere pensando che la vita, in fondo, concedeva anche nella povertà di momenti di gioia. Si dice che la scienza sia per sua natura distaccata. Non è il caso di Roccapelago.
Le 400 mummie, il museo a Roccapelago
Una comunità montana vissuta tra il '500 e il '700 è stata scoperta grazie alla scoperta di una cripta cimiteriale sotto il pavimento della Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo. Sono stati trovati quasi 400 corpi, in parte mummificati, che hanno permesso di ricostruire la loro vita. Il museo Civico delle Mummie di Pievelaco, inaugurato in agosto, ospita i corpi e gli oggetti ritrovati, che raccontano la storia della comunità. La scoperta ha coinvolto antropologi, archeologi e altri esperti, che hanno lavorato insieme per ricostruire le esistenze di questa piccola comunità.
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