Più volte su questo giornale ho manifestato la mia convinzione che l'aver trasformato l'Arena da esclusivo tempio dell'eccellenza nella lirica a luogo di eventi di varia natura, rappresenta un danno per l'immagine sia dell'Arena stessa, assurta negli anni a ruolo più di contenitore che di contenuto ma anche per l'immagine stessa che viene data all'esterno della nostra città. Non mi soffermo quindi per ribadirne le ragioni per non essere ripetitivo. Aggiungo anche che lo stesso ragionamento di principio lo applico alla sua piazza splendida, che da salotto della città è diventato sempre più piazza-mercato. Il punto centrale è quale strategia culturale la città vuole perseguire. Se partiamo ad esempio dal principio che la stagione lirica è il suo patrimonio, questo patrimonio non solo va rilanciato ma anche tutelato. Se l'idea è far coesistere diversi utilizzi dell'anfiteatro, perché certo si può discutere sul fatto che di sola lirica non si vive, questa «coesistenza» non deve cioè essere articolata a detrimento della lirica stessa, ma nel suo totale rispetto. Un esempio. Per ben quattro giorni si è concessa l'Arena al duo Albano e Romina (sperando che abbiano pagato i quattro giorni di affitto) relegando le prove del Nabucco inaugurale in Fiera pur essendo a pochi giorni dalla rappresentazione. Questo è un danno. Ho trovato anche singolare che l'attuale sovrintendente, appena riconfermato, abbia recentemente affermato in una trasmissione televisiva locale che girando per piazza Bra a braccetto con Ligabue molti l'abbiano avvicinato per chiedere a Ligabue un autografo, cosa poi non avvenuta con il maestro Placido Domingo. Affermazione che porta a una riflessione: ignoti nulla cupido (Ovidio). Altrettanto singolare, ma in linea con la gestione culturale della nostra bella Verona, il programma elettorale del sindaco Tosi pubblicato sui media locali e regionali nella giornata del venerdì ante elezioni. Nessun cenno programmatico riferito alla cultura e alla Fondazione Arena di cui, come sappiamo, ne è il presidente. È concepibile? Chi si riempie la bocca di proclami sulle prerogative culturali di Verona è più interessato al business che gli sta attorno o a proporre una linea di sviluppo culturale che da quasi dieci anni è ormai assente in città? Fermenti positivi esistono. Ad esempio il Festival della Bellezza al Teatro Romano. Ma la visione complessiva della politica culturale dove sta? Ci chiediamo, inoltre: ma Verona e la sua Fondazione Arena sono presenti in forza (stand dedicato con personale apposito) e grande visibilità all'Expo? Ci giunge voce che nulla è stato fatto in questo senso. Ovviamente, desideriamo essere smentiti. Ma sarebbe grave e incomprensibile. Non era forse quella una delle opportunità da cogliere per risanare le esangui casse dell'Arena?
Cultura a Verona, utilizzo dell'Arena: la sfida tra contenuti e contenitore
Il sottoscritto ha espresso più volte la sua convinzione che la trasformazione dell'Arena da luogo di eccellenza alla lirica a luogo di eventi di varia natura sia un danno per l'immagine dell'Arena e della città. Il sottoscritto sostiene che la stagione lirica debba essere rilanciata e tutelata, e che la coesistenza di diversi utilizzi dell'anfiteatro non deve essere articolata a detrimento della lirica stessa. Il sottoscritto critica la gestione culturale della città, che non ha fatto nulla per promuovere la cultura e la Fondazione Arena, nonostante la presenza di un presidente.
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