I giudici a Italia Nostra: più benefici che danni VENEZIA. Il Consiglio di Stato mette la parola fine sulla «guerra» del Fondaco dei tedeschi. Ieri i giudici hanno bocciato definitivamente il ricorso presentato da Italia Nostra e ora il Comune può incassare i 6 milioni di euro per il beneficio pubblico della trasformazione da uffici a grande magazzino. A fine 2012, alla firma dell'intesa con i privati, i soldi erano stati congelati in un conto corrente in attesa delle decisioni sui ricorsi degli ambientalisti contro il restyling di Edizioni Property, società immobiliare dei Benetton, proprietaria dell'immobile. Al suo insediamento, il futuro sindaco troverà il «tesoretto». Il Consiglio di Stato ha respinto le critiche e le accuse di non rispettare le norme nazionali sui beni monumentali e ha sancito una volta per tutte che il peso della trasformazione del Fondaco è «minimo rispetto ai miglioramenti che ne derivano», come si legge nella sentenza depositata ieri. I giudici hanno «archiviato» le proteste che da oltre due anni infiammavano il dibattito sul restyling del Fondaco e Edizione può proseguire con i cantieri senza temerne uno stop. «Questa vittoria elimina ogni problema e sancisce che il recupero architettonico in corso è di grande valore per Venezia», commenta Edizione. Entro fine anno sarà ultimata la riqualificazione firmata dall'olandese Rem Koolhaas, direttore nel 2014 della Biennale d'architettura e progettista della nuova sede milanese della Fondazione Prada. Nei primi sei mesi del 2016, poi, subentrerà Dfs, brand dello shopping di lusso della Moët Hennessy Louis Vuitton, che dalla prossima estate gestirà la «T Galleria», un mix di artigianato veneziano, prodotti della tradizione enogastronomica veneta e alta moda. «Si tratta di una sentenza dettagliata ed innovativa - dice l'avvocato di Edizioni Bruno Barel - riconosce la correttezza delle procedure seguite e fa chiarezza sul valore pubblico del recupero». Per Barel, siamo di fronte a un precedente che farà giurisprudenza: finora infatti il beneficio pubblico di recuperi privati (ossia quanto va dato alle amministrazioni a fronte di cambi di destinazione d'uso) è sempre stato liquidato come una questione squisitamente monetaria. «Il Consiglio di stato dice che va valutato, in consiglio comunale, il risultato finale dell'operazione - conclude - Si aprono enormi possibilità di collaborazione tra pubblico e privato a partire dal lavoro in corso tra Comune e Generali sulla riqualificazione delle Procuratie Vecchie». La vicenda del Fondaco dei tedeschi ha radici nei primi anni Duemila, quando le Poste italiane decisero di dismettere alcune loro proprietà tra cui la sede di Venezia. All'epoca, l'ex sindaco Paolo Costa avviò l'iter per acquisire l'edificio, poi ci furono le elezioni e il Comune non esercitò il diritto di prelazione del Comune. Property acquistò il Fondaco e sotto la giunta di Massimo Cacciari furono presentati i primi progetti. Fu però la scorsa amministrazione ad occuparsi del restauro e, proprio, nel pieno delle trattative sul beneficio pubblico, iniziarono le polemiche contro la proposta di realizzare una terrazza sul tetto e inserire nel palazzo scale mobili a scomparsa. Gli ambientalisti salirono sulle barricate ottenendo la rivisitazione del progetto: la terrazza sarà un'altana e le scale di tipo tradizionale. Italia Nostra si è opposta anche a questo, ma ha perso sia al Tar che a Roma. Gloria Bertasi
Venezia. Fondaco dei tedeschi restauro promosso, 6 milioni al Comune
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Italia Nostra contro il restyling del Fondaco dei Tedeschi a Venezia. La sentenza afferma che il beneficio pubblico della trasformazione da uffici a magazzino è di grande valore per la città. Il Comune può ora incassare i 6 milioni di euro per il beneficio pubblico. La sentenza elimina ogni problema e sancisce che il recupero architettonico è di grande valore per Venezia. La trasformazione del Fondaco è stata firmata dall'olandese Rem Koolhaas e sarà ultimata entro fine anno.
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