«Quello era il cortile dove andavamo a fare ricreazione». Un cortile che mezzo secolo fa accoglieva gli scolari delle elementari di Salò, le cui aule hanno funzionato fino all'alba dei Novanta. Quel cortile è ora parte del MuSa, inaugurato dopo una gestazione lunga e segnata da fasi e umori alterni. Alla fine, il vagito della nascita è stato accolto dalla folla delle grandi occasioni, con il centro cittadino che per la gente che si avviava al museo e che dal museo proveniva, pareva un unico serpentone. Armati di iPhone e similari, attendevano al varco i vip della politica e della cultura che spesso e volentieri vedono discutere (si fa per dire) in tv. D'improvviso ci si accorge di quanta sia la gente sottraibile al nulla del sabato pomeriggio televisivo. È come quando Rai Tre manda in onda La Grande Storia in prima serata, e i dati d'ascolto «meravigliano». Non c'è come promuoverla, offrirla, la cultura per rendersi conto di quanto sia apprezzata dal cosiddetto «common people». La nascita di questo museo che vuole diventare un polo culturale importante per tutto il Garda, con una potenzialità attrattiva di carattere internazionale, va salutata entusiasticamente a prescindere dalle implicazioni d'ordine economico, perché è tempo di ridare alla cultura quello che è della cultura: un passepartout per lo spirito. Ed è ora di smetterla di dover quasi «giustificare» ogni iniziativa di carattere culturale, perché qualcuno che quel giorno avrebbe fatto meglio a tacere affermò che «con la cultura non si mangia». Prescindendo dal fatto che non è vero, visto che, come ha ricordato Guerri, per ogni euro investito in cultura ne tornano indietro tre, bisogna cominciare a sbarazzarsi di quel pensiero economicistico che non vede oltre il naso del «venduto» (un biglietto, nella fattispecie), per recuperare l'idea della cultura come investimento in termini di crescita, e non solo dei giovani. Potentissima è infatti la sirena dell'analfabetismo di ritorno, che con le tante suggestioni di cui dispone oggi, può ammaliare col suo canto fasullo i marinai del tempo modero.
Salò, MuSa. La prima è subito un successo
Il testo descrive la inaugurazione del MuSa, un museo situato nel cortile dove gli scolari delle elementari di Salò facevano ricreazione mezzo secolo fa. Il museo è stato inaugurato dopo una lunga gestazione e ha attirato una grande folla di persone, tra cui politici e culturali. Il testo lamenta che la cultura sia spesso sottovalutata e che non sia considerata un investimento importante per lo sviluppo economico. Si sostiene che la cultura possa essere un fattore di crescita e che non si debba limitarsi a considerarla solo come un bene per i giovani. Il testo conclude che la nascita del MuSa è un'occasione per ridare importanza alla cultura e per smetterla di giustificare ogni iniziativa culturale.
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