Per millenni a nessuno era mai venuta l'idea di ricostruirlo. Ora invece è stato fatto: «E si tratta di uno straordinario esempio di valorizzazione», secondo la definizione del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, entusiasta nell'inaugurare ieri pomeriggio il nuovo montacarichi del Colosseo, il montabelve come è stato ribattezzato, gigantesca gabbia meccanica di legno che sale e scende azionata dalla forza di otto uomini e in tutto simile (si è molto insistito ieri su una realizzazione «effettuata seguendo rigorosi criteri filologici e originali modalità costruttive») a una delle 28 macchine in uso all'interno dell' Anfiteatro per quattro secoli, dall'epoca di Domiziano a quella di Macrino, ovvero tra fine I secolo dopo Cristo e inizi del III. Un tempo invisibili allo spettatore, questi montacarichi servivano per lo più a trasportare le belve dai sotterranei al piano dell'arena. Ieri però, per il debutto scenografico di questo fac-simile in assenza di leoni, cinghiali, struzzi, cervi, antilopi, leopardi, lupi, orsi o altri animali utilizzati al tempo si è optato per il collocamento in gabbia di un'attrice-danzatrice, fuoriuscita dalle sbarre al ritmo di djembe e con posture e gestualità felina. La macchina scenica, è stato spiegato, è sata realizzata dagli americani di Rhode Island per girare un documentario. È stata la Providence pictures nel 2013 a finanziare la ricostruzione del mezzo per le riprese di «Colosseum-Roman death trap», del regista Gary Glassman. Dopodiché Soprintendenza e Ministero hanno pensato che il montacarichi potesse diventare un «allestimento permanente» di «archeologia sperimentale». Non è ancora ben chiaro se , come e quando la macchina funzionerà. Forse sarà visibile solo da ferma: «Ci stiamo pensando» è stato risposto, «per ora non è prevista alcuna movimentazione», tenuto anche conto che per azionarla ci vorrebbero otto uomini al tornio (un tempo schiavi), che spingano come pazzi e in condizioni di disagio fisico, cosa forse possibile per un documentario ma non nella quotidianità. È comunque certo che il montabelve sarà inserito negli itinerari delle visite guidate. L'idea del marchingegno filologico circa 200 mila euro, ha spiegato il direttore del monumento Rossella Rea, il costo dell'impresa, finanziata e poi filmata dall'americana Providence Pictures che così ha saldato il prezzo degli oneri concessori dovuti al monumento per la realizzazione del documentario già distribuito negli Usa è molto piaciuta a tutti, anche al soprintendente Francesco Prosperetti e alla stessa Rea, prodighi di complimenti per l'operazione giudicata «straordinaria», «unica» ecc (al tempo, è stato inoltre ricordato, il prototipo in grado di sollevare fino a 300 chili fu mostrato anche al presidente Usa Obama durante la sua visita al simbolo di Roma). «La positiva collaborazione tra pubblico e privato nella ricostruzione di uno dei più complessi apparati scenografici dell'antichità ha insistito ancora Franceschini dimostra quanto ancora si possa fare per la valorizzazione del Colosseo». E a proposito di «valorizzazione» ieri si è infatti tornati a parlare del progetto di ricostruzione dell'intera arena. «Assai più che un'ipotesi», cui il ministero sta lavorando e che «restituirà parole di Prosperetti in chiave contemporanea questa grandiosa macchina scenica». Per farlo, stando alle ultime dichiarazioni, serviranno cinque anni e 20 milioni di euro. Franceschini e Prosperetti, pur escludendo che il Colosseo possa mai «diventare contenitore di ogni cosa», hanno annunciato un concorso di idee (bando nel 2016) per la realizzazione di questa arena «con il contributo di professionisti di tutto il mondo».