«Io a capo della commissione? Con me lo Stato ha risparmiato» Venezia. «A questo Parlamento io non devo nulla». Non le dimissioni da deputato, men che meno quelle da presidente della commissione Cultura. Anzi. «Con un presidente ai domiciliari l'erario ha risparmiato, visto che nelle condizioni in cui mi trovo non percepisco né la diaria né l'indennità supplementare. La legge Severino per ora non mi tocca e fino al verdetto della Cassazione resto al mio posto, nel gruppo di Forza Italia. Appena esco torno, altro che». L'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan parla dalla «prigione» di Villa Rodella, la dimora del Cinquecento nel parco dei colli Euganei che dal 2005 è la sua casa. Racconta di non leggere i giornali «ormai da molto tempo» e di guardare la tivù «ancora meno», visto che trascorre la maggior parte delle sue giornate cucinando e curando il giardino, eppure l'eco delle proteste per la sua ostinata permanenza a Montecitorio, nonostante il patteggiamento per corruzione a 2 anni e 10 mesi seguito all'inchiesta sul Mose, sono arrivate fin lì, sull'uscio della «prigione», rinfocolate il 4 giugno dall'anniversario della «Retata storica» in laguna. Il prologo della vicenda è noto, anche per via dei tentativi di «rimozione forzata» del M5S, tutti andati a vuoto. Nonostante Galan abbia patteggiato, la Costituzione impedisce di cacciarlo perché va tutelata la sua «libertà di mandato» e questo fino a quando la sentenza non diventerà definitiva e si potrà applicare la Severino (che comunque subordina l'addio al voto dell'aula sulla decadenza). A metà di settembre si terrà l'udienza in Cassazione sul ricorso dell'ex governatore contro la pena che pure lui stesso ha concordato con i pm, e a quella data Galan arriverà da uomo libero visto che il 15 luglio scadranno i termini della carcerazione preventiva. Uscito da Villa Rodella, e fino al voto sulla decadenza, potrà dunque tornare a sedere a Montecitorio e a presiedere i lavori della commissione. Cosa che è assolutamente intenzionato a fare, finché potrà. «A questo Parlamento, che non mi ha permesso di difendermi e mi ha fatto arrestare mentre ero in ospedale, io non devo nulla. Le polemiche contro di me sono speciose, pretestuose. I Cinque Stelle si vergognino! È la legge a dire che ho il diritto a restare dove sono fino alla sentenza definitiva, se la prendano con la legge. Quanto alla commissione, i lavori vanno avanti grazie al lavoro della vice presidente Piccoli Nardelli, bravissima. Io non costo un euro, perché non ricevo l'indennità di funzione. E poi a metà mandato si procederà in ogni caso col rinnovo delle presidenze, si tratta solo di aspettare. Davvero non capisco, perché si accaniscono tanto, cosa vogliono?».