Che il maledettissimo, presunto o esasperato degli artisti trapassati che furono grandi, seduca registi e attori è cosa fin troppo nota e fra le vittime di tale morbosa passione si contano specie Van Gogh, Michelangelo, Caravaggio, di recente De Kooning, naturalmente Modi, come viene familiarmente chiamato Amedeo Modigliani nei numerosi film che lo hanno ritratto nella breve e fin troppo profanata esistenza, con il legame per Jeanne Hébuterne. La pellicola che lo propone ora Con i colori dell'anima, interpretato da Andy Garcia ha la medesima validità e autorevolezza che potrebbe vantare un Warhol recitato da Gerry Scotti. Una buona notizia consola: Livorno per i 400 anni dalla fondazione per l'anno prossimo sta programmando una vasta rassegna per ripercorrere gli autentici legami fra l'artista e la sua città, nel bene come nel male, proprio come accadde a Parigi. Se i film corrispondono a una sorta di barzelletta o macchietta degli artisti raccontanti, ben diversa è la situazione per ciò che attiene i documentari sull'arte che sempre più numerosi affollano le vie del mondo e narrano l'artista, le sue opere, la biografia e sovente sono interviste in diretta al pittore o scultore, con consulenze scientifiche di prim'ordine, come nel caso italiano Claudio Strinati, direttore del Polo Museale di Roma. Ebbene cresce a dismisura il sempre più frequentato e affollato Festival di Palazzo Venezia a Roma, sotto la direzione di Rubino Rubini e presieduto quest'anno da Carlo Fuscagno, è un esempio preclaro di come si possano narrare vite e opere degli artisti senza cadere nel ridicolo, patetico o menzogna. Il successo della manifestazione, in corso fino al 5 giugno, è sorprendente: oltre 40.000 sono accorsi lo scorso anno all'edizione passata e ora il numero pare salire vorticosamente come mostrano le 5 sale, per una settimana (dal 28 maggio) sovraffollate di giovani, artisti, registi, personaggi d'ogni tipo e luogo, accorsi ad ammirare o giudicare ben 250 film provenienti da Austria, Belgio, Brasile, Canada, Danimarca, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Usa, Taiwan e così via. A dare l'avvio è stato Con Michelangelo non intendendo l'autore del Giudizio Universale, bensì il regista Antonioni, il quale è da tempo in condizioni di salute fragili, e si dedica, nel documentario girato dalla moglie Enrica, lei pure regista, a una passione della vita: la pittura. Con gesti addita colori, si industria a dipingere, è un commovente ritratto d'un personaggio che ha avuto l'arte negli occhi durante l'intera esistenza, nel girare i film e che ora alla pittura dedica amore e cura dell'anima. Seguono racconti d'arte e di artisti quali Caravaggio, Guttuso, Dalì, Mario Mafai, Burri, Fontana, Sandro Chia, Mimmo Paladino che girava sere fa curioso a misurare di persona l'incredibile afflusso di spettatori, poi David Hockney, Neruda con poesie, le opere viventi di Vanessa Beecroft, testimonianze dirette di architetti quali Renzo Piano, Richard Rogers, Jean Nouvel, Massimiliano Fuksas, Richard Meier, Zaha Ha-did, Norman Foster. Speciale attrazione esercitano i film di Carmelo Bene, prestati dalla Fondazione a suo nome, così come preziosi racconti di città d'arte o giardini d'Italia, come quello di Marco Hagge, o di Musei come l'Ermitage di San Pietroburgo, se non i documentari che testimoniano grandi mostre o Biennali veneziane del passato, o recenti, piuttosto che quella di Shanghai del 2004, di cui altrimenti resterebbero tracce in foto o documenti, sovente perduti, come accadeva in passato. Applausi calorosi hanno salutato la proiezione-evento di Studio Azzurro, un omaggio ai 20 anni del laboratorio più innovativo e sperimentale in Italia, fondato da Paolo Rosa, che ha offerto espressioni davvero speciali come al museo del Mare a Genova per la mostra dei Transatlantici, per Genova 2004. Un'iniziativa questa di Roma che se all'estero conta punti cruciali come Montreal, in Italia andrebbe ripresa e riportata in diverse città, da Torino che è al centro di interessanti filmati, a Milano di cui si racconta la nuova Scala, a Napoli, Firenze, insomma sarebbe un iniziativa preziosa per far conoscere agli italiani il proprio patrimonio culturale.