Appello all'Unione Industriali: servono altri 250mila euro per la facciata. Al via raccolta di crowdfunding Il tema a Napoli è più caldo che mai: crolli e palazzi a rischio. L'oggetto è la Galleria Umberto, uno dei tanti simboli partenopei ingabbiati dai tubolari. La risposta è il «crowdfunding», l'idea che potrebbe arrivare laddove mancano i soldi delle istituzioni. Se n'è parlato all'Unione industriali di Napoli, nel convegno «I giganti della pietra della Galleria Umberto I. Diventa protagonista della loro rinascita». Il crowdfunding, cioè un finanziamento collettivo finalizzato alla realizzazione di un obiettivo comune, pratica già diffusa all'estero, approda a Napoli e si pone come soluzione dei mille e più restauri partenopei. In campo sono scesi, oltre ai padroni di casa dell'Unione Industriali, anche il Fai con Maria Rosaria De Vitiiis, l'Assorestauro, L'Associazione Dimore storiche d'Italia ed è stata chiesta la partecipazione di Regione e Comune. La riabilitazione delle statue e degli stucchi di fine '800 della facciata principale della Galleria Umberto, quella che dà sul San Carlo, potrebbe essere l'operazione pilota per altri lavori necessari a Napoli. «Servono 250mila euro dice Raffaele Archivolti, amministratore della società Graphite specializzata in restauro Dobbiamo creare un circolo virtuoso di donazioni, tracciabili e provviste di ricevuta. Chiunque potrà contribuire a riportare la Umberto all'antico splendore. Oggi lanciamo la raccolta fondi e speriamo in 18 mesi, se tutto filerà senza intoppi, di restituire queste opere d'arte di estremo valore alla cittadinanza. Il condominio, che ci ha commissionato questa operazione per le statue, mette dei capitali propri superiori al milione di euro per parte muraria, cornicioni e degrado generale. Altri approcci non hanno funzionato. Proviamo ora questo approccio nuovo». In effetti le imponenti sculture del maestro carrarese Carlo Nicoli, personificazioni delle stagioni e dei continenti, oggi sembrano degli spazzacamini mutilati piuttosto che allegorie della fiducia nella scienza e nella civiltà umana. Lo smog, i batteri e l'acqua piovana si sono uniti all'incuria e li hanno distrutti. Ma come funzionerà il finanziamento? Primo: diversamente da varie campagne di solidarietà andate a vuoto (un esempio: l'iban sul sito del Comune per gli sfollati di Chiaia), sarà possibile verificare live gli aggiornamenti della raccolta fondi su www.derev.comgalleriaumberto (con tanto di dettagli sulle spese fatte) e sulla pagina Facebook «I giganti della pietra della Galleria Umberto I». Secondo: «Abbiamo già degli imprenditori interessati. Al momento opportuno renderemo noti nomi e dettagli», riprende Archivolti. Anche perché il marketing potrebbe essere l'incentivo per un contributo al restauro: «Immagino che arriverà un contributo da qualche iscritto all'associazione. Si tratta di logiche politiche e aziendali che possono essere giustificate da un ritorno di immagine», conferma Raffaele Tralice, consigliere del Direttivo Giovani imprenditori di Napoli. Statue e stucchi a parte, la Galleria resta il teatro della tragedia che l'estate scorsa costò la vita a Salvatore Giordano, il 14enne ucciso da una pietra piovuta dal frontone centrale del lato di via Toledo. Non a caso, ieri c'erano anche l'avvocato Francesco Lotti, amministratore di due condomini della Galleria, e l'ingegnere Stefano Senes, direttore dei lavori. Nella selva di progetti per i lavori della Umberto, circa 10, «il mio è il primo approvato dalla soprintendenza dopo i tre mesi canonici di attesa - spiega Senes - Siamo partiti a maggio. Mi risulta che per altri progetti si stia ancora aspettando l'ok». «D'altra parte dice Lotti in Galleria la situazione è drammatica: quello fatto per il G7 è stato l'unico restauro dagli anni '50. Subiamo sia la cattiva manutenzione sia la mancata manutenzione. I lavori procedono e al momento è stato pagato il 10 su circa 1 milione di costo dell'intervento. Ogni condominio ha la sua storia».