Quando il rumore dell'avvitatore cessa, anche l'ultima vite salta via e il coperchio della grande cassa si alza. Al suo intemo si trova una delle opere d'arte più importanti del complesso museale di Santa Croce: il Crocifisso di Donatello. Da ieri mattina la straordinari scultura lignea è tornata sulla sua croce, all'interno della Cappella Bardi di Vernio, nel transetto a sinistra della Basilica. Ed è stata un'emozione. Per tutti. A cominciare da Peter Stiberc, il restauratore dell'Opificio delle Pietre Dure proveniente da Monaco di Baviera, che per due anni l'ha avuto per le mani. Il Crocifìsso che Donatello scolpì intorno al 1410 sotto l'influenza del suo maestro il Ghiberti - spesso è stato ritenuto in «competizione» con quelle del Brunelleschi, in Santa Maria Novella: il «padre del Cupolone» lo aveva perfino criticato, affermando che «pareva avesse messo in croce un contadino». Dispute artistiche a parte, ora il capolavoro è di nuovo a dimora, nelle cappella dove si trovano alcune tombe (tra cui quelle del medico Antonio Cocchi e del matematico Alessandro Galilei) e sono temporaneamente ospitati il ciborio e i due grandi angeli dell'antico altare del Vasari, che sembrano anch'essi affascinati dal «ritorno» di questo Gesù davvero speciale. Parte integrante di una mostra su Masaccio, qualche anno fa a San Giovanni Valdamo, il capolavoro donatelliano invece di tornare nella cappella che lo ospitava dal XVI secolo, fu spedito all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze per delle semplici indagini. Solo in seguito fu deciso anche un intervento di ripulitura. Come ha spiegato con chiarezza e disponibilità Peter Sriberc, «lo abbiamo sottoposto solo a una leggerissima pulitura, eliminando vecchie ridipinture e facendo delle stuccature di alcuni fori di tarli». Insomma non era in condizioni pessime, ma la sua presenza nel laboratori dell'ente diretto da Cristina Acidini, ha rivelato anche alcune particolarità. Ad esempio, ha spiegato Stiberc, «si capisce che è un'opera giovanile di Donatello perché il perizoma che copre la statua all'altezza del bacino, non è applicato, ma fa parte dello stesso blocco di legno di pero». Il restauro è stato diretto da Laura Speranza (responsabile del settore sculture dell'Opificio) e seguito da Brunella Teodori, storica dell'arte e funzionario di zona della Soprintendenza per i beni artistici: «La sorpresa maggiore - ha detto - è venuta rimuovendo una verniciatura relativamente recente dalla croce: è riemersa l'originale pittura quattrocentesca con cui erano state dipinte perfino le venature del legno». A parte questi elementi, la ricollocazione del Crocifìsso è stata veloce e spettacolare. Da quando la cassa è stata aperta, al momento in cui è stato inserito nel legno l'ultimo dei tre chiodi che lo sorreggono, sono trascorsi solo 14 minuti. Probabilmente un record per la squadra dell'Arteria, capitanata da Cannine Pepe, specializzata in operazioni oltremodo delicate. Prima che il capolavoro si mostrasse in tutta la sua bellezza, infatti, si è reso necessario rimuovere gli strati di ethafoam (materiale spugnoso sintetico) che lo circondavano interamente per proteggerlo da eventuali urti. Tutto il corpo della scultura (che a braccia aperte misura un metro e settanta per un metro e settanta), era stato anche fasciato di carta velina per cui, a prima vista, pareva quasi mummificato. Poi, non senza un tremito, Pepe ha strappato con dolcezza il lembo che copriva il viso del Salvatore che è apparso in tutta la sua sofferente bellezza. A quel punto anche Stiberc ha chiesto un paio di guanti di cotone e si è unito alla squadra di operai che, in pochi minuti, l'ha rimesso in sede: ancora una volta l'emozione (velata di tristezza), che accompagna il distacco tra l'opera e il restauratore che l'ha «curata», era palpabile, con Stiberc che per un attimo aveva perduto la sua teutonica freddezza. Da segnalare che il restauro del Crocifìsso si inquadra in un più complesso programma d'interventi che hanno riguardato, negli ultimi anni, l'intera cappella e ciò che essa custodisce, dal monumento funebre dei conti Bardi alla cancellata trecentesca, da ciò che resta degli affreschi di Taddeo Gaddi fino alle bellissime vetrate. Inoltre nel mese di settembre è prevista una cerimonia eli inaugurazione della Cappella, dove presto funzionerà anche un nuovo impianto luci, e dei tanti restauri terminati all'interno della basilica.