Signor sindaco, è soddisfatto del sondaggio di Ipr marketing secondo il quale sei torinesi su dieci promuovono la sua amministrazione? «E' senza dubbio un risultato molto gratificante. Un riconoscimento. D'altronde amo Torino e dedico alla mia città ogni energia. Lavoro 15 ore al giorno e veder riconosciuto questo sforzo è motivo di soddisfazione. Soprattutto perché arriva dopo quattro anni di tagli ogni volta più pesanti. Si figuri che nel 2010 Torino ha ricevuto da Roma 365 milioni, quest'anno non ci arriverà neanche un euro». Tagli che vi hanno costretto ad aumentare le tasse tanto che figurano al secondo posto tra i provvedimenti ricordati dai torinesi. Un salasso? «Sulle tasse abbiamo applicato aliquote decise dallo Stato. E in ogni caso abbiamo introdotto detrazioni per i redditi medi e bassi». Nonostante più tasse è arrivato un giudizio positivo. Come se lo spiega? «Perché abbiamo saputo raggiungere comunque gli obiettivi che ci eravamo dati. Innanzitutto ridurre il debito e rientrare nel patto di stabilità. Poi garantire tutti i servizi e promuovere gli investimenti, a partire dal turismo e dalla cultura». Cultura e turismo si sono rivelati gli atout della sua giunta. Lo avrebbe immaginato? «L'ho scelto. Sin da quando sono arrivato ho indicato nella cultura uno dei motori della città. Tra qualche scetticismo. C'era chi credeva che non potesse mai diventare una leva per risollevare Torino. E invece oggi siamo una delle mete più apprezzate dai turisti. Negli ultimi tre ponti di primavera i musei cittadini hanno staccato ogni weekend centomila biglietti. Un qualcosa di inimmaginabile fino a poco tempo fa». Qual è un punto di forza di Torino? «La capacità di fare squadra. Siamo una città dove davvero si collabora tutti insieme. Cosi si spiega un certo dinamismo che fa di Torino un esempio nel resto d'Italia. D'altronde è nel Dna della città inventare cose, stavolta ha saputo reinventarsi, non piegandosi alla crisi, ma sfidandola. Ha pagato un prezzo, com'era inevitabile, ma non si è mai rassegnata, ha rilanciato. E il fare squadra si è rivelato un valore aggiunto». Tra i punti di debolezza indicati dal sondaggio ci sono le periferie. Le avete trascurate? «E' chiaro che la crisi si sia avvertita in modo diverso e in alcune zone abbia colpito più forte. Ma non siamo stati con le mani in mano. Abbiamo avviato investimenti che andranno a trasformare l'area nord, forse quella più trascurata nell'ultimo ventennio. Va in questa direzione il progetto per la Continassa che cambierà volto alle Vallette o la variante 200 destinata a migliorare Barriera Milano. Affrontare l'emergenza periferia è una priorità. Lo sarà ancora di più». Matita rossa anche per scuola e asili nido. Solo 38 torinesi su cento approvano. Perchè? «In realtà il dato mi stupisce perché nonostante la crisi noi abbiamo continuato a investire molto nell'infanzia. Lo dicono i numeri, siamo una delle tre città con il maggior numero di posti all'asilo: 37 contro una media di 11 in Italia e 19 al Nord. Siamo uno dei pochi Comuni che hanno sostituito il pasto precotto con quello fresco. Ma evidentemente dobbiamo fare uno sforzo in più per migliorare ancora l'offerta. E magari comunicare meglio». No secco all'estensione delle strisce blu. Scontato? «E' necessario, serve per mantenere inalterata l'offerta dei trasporti. In fondo è la politica che abbiamo gia sperimentato in questi anni: chiedere qualcosa in più per garantire i servizi ». Il sondaggio invece vi promuove sulla chiusura del centro. Favorevoli sette torinesi su dieci. Anche alla chiusura di piazza Castello. Che effetto avrà un simile plebiscito? «Lo considero una sollecitazione. Accelereremo i programmi che già abbiamo in cantiere ». Si sente un uomo solo al comando? «No, perché non è così. Dietro questa promozione c'è il risultato di una squadra. Poi è normale che sia il sindaco a raccoglierne i meriti maggiori. Accade anche a Renzi con il governo. Ma io devo ringraziare i miei assessori, fanno la mia stessa fatica, spesso senza grandi gratifiche. Penso alla Tisi,che da vicesindaco si trova a dover sbrigare i dossier più delicati, acuiti dalla crisi: dall'emergenza sfratti ai profughi, ai campi rom. Merita gratitudine. Come Passoni, l'uomo dei bilanci. E' grazie alla sua attenzione ai conti che abbiano ottenuto certi risultati. E così ogni assessore ha fatto e fa la sua parte. Con generosità. Senza dimenticare che certi risultati sono merito dell'intera maggioranza». Sui tre problemi più urgenti indicati dai torinesi - lavoro, microdelinquenza e politiche per giovani e anziani quanto può fare il Comune? «Detto che sono temi nazionali e che devono coinvolgere più attori, il Comune continuerà a fare la sua parte. Non possiamo aprire fabbriche, ma possiamo creare le condizioni perchè crescano le opportunità di lavoro. Per esempio con il progetto di cinque residenze universita- IL 1 GIUGNO 2011 E' il giorno in cui Piero Fassino ha presentato. Dopo 1463 giorni di amministrazione i torinesi approvano il suo lavoro