Code, abusivi, mendicanti, costi. Per 20 minuti con Michelangelo «Sono qui da un'ora e venti». La signora arriva da Parigi e si consola, anche se è stufa di aspettare per entrare nella Galleria dell'Accademia per vedere il David di Michelangelo, ancora via Ricasoli è all'ombra. Di fronte a lei passa una, poi diventano due, tre donne a chiedere l'elemosina. Per terra, ci sono una decina di poster di uno dei dieci venditori abusivi presenti in quel pezzo di strada, neanche 60 metri. I promoter dei «saltacoda», le agenzie che acquistano i biglietti con prenotazione e li rivendono maggiorati a chi la fila non la vuol fare, girano da un lato all'altro offrendosi: «Solo ingresso, 22 euro (normalmente il biglietto costa 12 euro, ndr). Con guida 32». Verrebbe voglia di farlo, fosse altro per non sostare in coda almeno una decina di minuti sopra alla griglia-sfiatatoio su cui si è costretti a camminare, in piazza delle Arti: è strapiena di cicche di sigaretta. Verrebbe voglia di saltare la coda per evitare il fumo del camioncino che passa in mezzo alla folla e non potrebbe: i venditori abusivi spostano i poster, lo fanno passare, li rimettono. Per evitare di stare in mezzo alla bolgia di quel breve tratto di via Ricasoli (i cui muri vengono riverniciati almeno una volta all'anno per scoprire le scritte dei turisti in coda) che si potrebbe tranquillamente chiamare «via dell'Accademia». Tutto cambia, passando l'incrocio con via degli Alfani. Prima, dal Duomo a piazza delle Arti, si vedono gli effetti del turismo di massa ma sopravvivono ancora alcuni negozi (compreso uno per ufficio) da «città normale». Nel tratto davanti alla Galleria, invece, tutto o quasi è orientato al turismo (mutande e grembiule col pisello del David comprese: ma non dovevano sparire dai banchi del centro?). E, tra le auto parcheggiate in divieto di sosta, oltre a vele pubblicitarie e «segway», è spuntato un mini market. La bellezza fa mercato. C'è tanta, tanta domanda. Succede qua, succede a Parigi alla Reggia di Versailles, che con il suo invito («Se vi è possibile, vi consigliamo di rimandare la vostra visita») ha scatenato il dibattito sul Wall Street Journal : ormai siamo all'«overbooking» dei grandi musei. L'Accademia, da cui comincia questo nostro viaggio nelle bellezze fiorentine affollate, in realtà è piccolina. Solo 2.300 metri quadrati, dai quali discende, spiega il direttore della Galleria Angelo Tartuferi, una capienza complessiva «tra i 560 ed i 600 visitatori». Più di quelli, insieme, non si può. La fregatura è che all'Accademia la «massa» non viene per la Gipsoteca del Bartolini, per il Museo degli strumenti e neanche per la (bellissima) mostra sull'arte di San Francesco. Viene per lui. Il «Totem». Alle 15, quando ormai la coda è quasi finita, e dentro non c'è la folla, ci sono comunque un centinaio di persone sotto al David. La differenza con le altre sale non soltanto si vede, si sente. C'è odore di umanità, l'impianto di areazione fatica a liberarsene perché lì, anche quando nel resto delle sale non c'è nessuno o quasi, c'è massa. C'è la fila dei selfie, delle foto ricordo e di gruppo, la maggior parte dei turisti sosta per qualche minuto davanti al capolavoro. Ma ci sono anche quelli che ammirano, a lungo, la sproporzionata statua che fa piangere, impressiona, colpisce: la sindrome di Stendhal non è scomparsa. Soprattutto se intorno c'è una folla che preme, come succede quasi sempre. Si arriva, spiegano dall'Accademia, fino ad 8 mila ingressi al giorno. Cioè fino a 12 persone al minuto. I turisti non restano più di un'ora, solo quelli che salgono al piano superiore si fermano di più e ammortizzano così l'attesa per entrare, che arriva fino a due ore. I gruppi no: molti di loro, restano solo 20 minuti. Questa massa ha un costo. «Indicativamente, spendiamo 150 mila euro solo di restauri delle opere» spiega ancora il direttore Tartuferi. Difficile capire quanto costa, di manutenzione ordinaria, tutta la Galleria dell'Accademia. Gli uffici faticano a trovare i dati, dopo il ponte del 2 giugno, ma anche perché per il momento tutto è in capo all'articolata competenza del Polo Museale. «Quando ci sarà l'autonomia, capiremo meglio» insiste Tartuferi. E soprattutto si capirà quanto, dei 6 milioni di introiti da biglietti, resterà a disposizione dell'Accademia. Lo Stato dovrà usarne parte per gli altri musei, meno profittevoli (e affollati). Per pagare i costi della nostra bellezza. Già, ma quanto costa mantenere una città d'arte? «In realtà, nessuno lo sa: ci sono studi esteri, dalla Gran Bretagna alla Francia. A Firenze parte ora uno studio, finanziato dall'Unione Europea, del centro Unesco e e dell'Università per capire i costi legati a Firenze città d'arte» annuncia Carlo Francini del Centro Unesco. Oltre ai costi pubblici, come dimostra la targa in pietra serena accanto al David, l'«usura» naturale del tempo delle opere conservate viene tamponata grazie al prezioso contributo di Friends of Florence, che fa fund raising in tutto il mondo (ma soprattutto in Usa) per finanziare i restauri. Sulla pulizia qualche dato c'è: Quadrifoglio spende 20 milioni di euro per il centro storico, i servizi per la parte più interna del centro (dal Ponte Vecchio fino a piazza San Marco, da Santa Croce a Borgognissanti) valgono 5 milioni di euro. Sono quelli nati per affrontare l'afflusso dei turisti. Per via Ricasoli, sono previsti due passaggi (uno la mattina, uno al pomeriggio) delle spazzatrici grandi, poi arrivano le «balie», quelle piccole, una squadra interviene al momento del bisogno (è quella che gira in tutta la zona) e svuota i cestini fino a 4, 5 volte al giorno. In tutto, nel castrum romano di Firenze Quadrifoglio impiega 60 persone al giorno. Costi ripagati con la Tari (la tassa sui rifiuti) da tutti i cittadini e commercianti. Ma chi ripaga le follie di chi si nasconde nella massa e, magari, stacca un dito ad una statua nella Loggia dei Lanzi? Quanti costi aggiuntivi ha la nostra città di sicurezza, controllo, gestione, manutenzione straordinaria? Solo quella ordinaria costa al giardino di Boboli 400 mila euro l'anno, dopo l'ultimo «uragano» ci ha dovuto pensare direttamente il ministero ai danni. Insomma, restare belli costa.
Firenze. Una bolgia per David, i 60 metri consumati dall'assedio dei turisti
La Galleria dell'Accademia di Firenze è affollata, con 8.000 ingressi al giorno, il che costa molto. Il direttore Angelo Tartuferi spiega che la massa non viene per le altre opere, ma solo per il David di Michelangelo. La folla è così grande che arriva a 12 persone al minuto. I costi per i restauri delle opere sono indicativamente 150 milioni di euro. La manutenzione ordinaria è difficile da calcolare, ma il Polo Museale è in competenza. La città di Firenze ha un costo elevato per mantenere la sua bellezza, con 400 milioni di euro all'anno per il giardino di Boboli. L'usura naturale del tempo delle opere viene tamponata grazie al contributo di Friends of Florence.
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