Parola di nostalgico del buon tempo antico, gli atti vandalici non sono una novità per Firenze. Il 12 gennaio 1965 ventitré dipinti custoditi nella Galleria degli Uffizi, fra cui un pregevole olio su tela di Lorenzo Lotto, furono sfregiati da una mano rimasta anonima. È cambiata, però, la nostra capacità di scandalizzarci. Chi scrive ricorda lo sdegno con cui mezzo secolo fa la stampa commentò quel gesto: lo sgomento per la facilità con cui la bellezza si era trovata indifesa dinanzi al gesto inconsulto di uno psicopatico o magari alla stizza di un ragazzaccio per l'«imbrocco» mancato con una straniera o per un quattro in latino. Oggi, dinanzi a episodi meno gravi ma indicativi di un'indifferenza diffusa nei confronti del bello, come l'ennesima frattura del dito mignolo di una delle statue che compongono il Ratto di Polissena sotto la Loggia de' Lanzi, la nostra capacità di scandalizzarci sembra attenuata. Incapaci di mettere in guardina i vandali, progettiamo di mettere le opere d'arte dietro le sbarre. Fra la reclusione dietro cancellate di ferro e la deportazione in un museo, dove vivranno una malinconica seconda vita avulse dal contesto per cui sono state concepite, la scelta non è allegra. In una città già ampiamente musealizzata il patrimonio artistico, trasformato in asettico «bene culturale» destinato alla «fruizione» di un turismo massificato, rischia di perdere parte del suo fascino. Beninteso, il mondo ha conosciuto ben altre minacce alla sua memoria storica e al suo patrimonio artistico: basti pensare, ben prima delle barbarie odierne dell'Isis, alla furia giacobina che distrusse l'abbazia di Cluny o al petrolio dei comunardi che incendiarono le Tuileries e furono lì lì per dar fuoco al Louvre. Ma oggi incombe una nuova forma di vandalismo, postmoderno e postideologico: l'ossessione d'interagire sempre e comunque, l'istituzionalizzazione dello «sballo», l'estetica del selfie che induce greggi sbracate e lascive di scolaresche a mettere a repentaglio l'immortalità dell'arte per una foto da affidare all'effimera eternità dei social network. Dinanzi a tutto questo hanno le loro ragioni il sindaco Nardella a invocare pene più severe, anche se forse basterebbe una meno lassista interpretazione di quelle esistenti, e il direttore degli Uffizi a chiedere alla scuola di insegnare più educazione civica, anche se non necessariamente a scapito dello studio, per altro ormai marginale, del greco. Altrimenti, se continueremo a considerare un destino ineluttabile i vandalismi sotto la Loggia, prima o poi dovremo ammettere che i Lanzi siamo noi.
Firenze. Chi sono i nuovi Lanzi
Il 12 gennaio 1965, ventitré dipinti della Galleria degli Uffizi furono vandalizzati con graffiti. Oggi, la reazione alla vandalizzazione è diversa, con una maggiore indifferenza nei confronti del bello. I vandalisti spesso non sono identificati e le opere d'arte sono spesso danneggiate in modo meno grave. La città di Firenze sta considerando di mettere le opere d'arte dietro le sbarre per proteggerle. Tuttavia, questo potrebbe limitare il fascino del patrimonio artistico. La vandalizzazione è una minaccia per il patrimonio artistico e culturale, non solo in Firenze ma in tutto il mondo. La causa della vandalizzazione è spesso legata all'istituzionalizzazione dello sballo e all'estetica del selfie.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo