La testimonianza di Onorino Pividori, già responsabile dei servizi di un'impresa. Il caso suscitato dalla vicenda della piazzetta alla Memoria del 6 maggio GEMONA. «Le pietre della chiesa di San Giovanni? Forse sono ancora sepolte sul greto del Vegliato in Stalis, o chi lo sa, magari se le sono prese gli stessi gemonesi». Sulla questione riguardante la copertura di piazzetta della Memoria al 6 maggio, per la realizzazione di una pedana a disposizione del nuovo esercizio bar Nazionale, che ha fatto discutere recentemente, si fa avanti ora la testimonianza di Onorino Pividori. Ai tempi del terremoto, Pividori era responsabile dei servizi per l'impresa Venturini, una delle realtà imprenditoriali più consistenti fra quelle che si occuparono della ricostruzione nella cittadina. Nello specifico, Pividori seguiva l'area del Vegliato in Stalis dove furono portate gran parte delle macerie: «Quando - racconta - intorno a metà anni '80 eravamo impegnati a spianare e a sistemare la zona, emergevano spesso pietre di una certa consistenza: io mi preoccupai di recuperare le migliori e di portarle giù nel magazzino dell'impresa perché potevano sempre essere riutilizzate. A quei tempi, si viveva nella fretta di ricostruire e molte cose sono state buttate in fretta lassù. Non solo: ci venivano molti cittadini con i loro carretti a prendere pietre e materiali per ricostruire le loro case». Ancora oggi, nella sede dell'ex Venturini di via Osoppo, diventata di proprietà comunale quando l'impresa è fallita negli anni '90, ci sono ancora montagne di pietre. Ed è proprio lì che sono state prese quelle utilizzate per fare la piazza, pietre che non hanno alcuna numerazione, a sentire Pividori. Per quanto riguarda il San Giovanni, pare che, a parte i lacunari, l'unica cosa che si è salvata sia il vecchio portale che oggi si trova nei magazzini comunali di via Roma. Sulla questione, il capogruppo di Scelgo Gemona Gianpaolo Della Marina ha depositato recentemente in Comune una interpellanza, con la quale chiede quando e con quale nota è stato chiesto il parere della Sovrintendenza in merito alla decisione di utilizzare quelle pietre per realizzare una piazzetta, quale è stata la risposta dell'ente, quanti sono i metri quadrati derivanti dal taglio delle pietre e quanto è costato sia l'intervento di taglio che di realizzazione della piazzetta stessa. Nell'interpellanza, Della Marina ricorda che all'indomani del terremoto, a Gemona operò un ufficio che si occupò del recupero degli elementi lapidei connotati stilisticamente, nel quale lui stesso aveva fatto parte, e che era diretto da Ercole Emidio Casolo, Renato Stroili Gurisatti, con l'apporto del professionista Luigi Pittini.