La richiesta del Comune in procura, nel giardino storico della casa di Calvi è stata realizzata una vasca in cemento armatO PAVIA. Il progetto, che aveva ottenuto l'autorizzazione paesaggistica, prevedeva solo la sistemazione delle aiuole e delle essenze. Invece oltre il muro che nasconde alla vista dei passanti il gardino storico dell'area dell'ex chiesa romanica della Mostiola, un rettangolo di verde tra via Porta, via Corridoni e vicolo San Dalmazio, si intravede una vasca in cemento armato di 11 metri per 15, realizzata per le piante acquatiche. La vasca è ora al centro di un braccio di ferro tra gli uffici dell'Urbanistica del Comune e i proprietari, Gian Michele Calvi e la moglie che, nel 2009, attraverso una convenzione con la proprietaria Fondazione Nascimbene avevano acquistato la gestione degli edifici per trent'anni e comprato anche la chiesa romanica per farne un'abitazione privata. Sulla vasca, che sorge nel giardino che un tempo faceva parte dell'orto storico dell'antico palazzo reale di Teodorico, re dei Longobardi, i proprietari hanno presentato al Comune una richiesta di compatibilità pasaggistica, a cui gli uffici urbanistici hanno risposto con parere negativo. Non solo. Gli stessi uffici hanno chiesto alla procura di Pavia di poter accedere all'interno dell'area per un sopralluogo. Questo perché gli agenti di polizia locale avevano già provato a entrare all'interno del giardino per eseguire le verifiche ma il permesso, trattandosi di un'area privata, è stato loro negato dai proprietari. A questo punto solo un provvedimento dell'autorità giudiziaria potrebbe consentire l'accesso all'area. La vasca viene considerata di fatto abusiva dagli uffici dell'urbanistica perché non inclusa nel progetto che era stato presentato alla Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, che sulla controversia aveva anche mandato una nota scritta lo scorso febbraio. «La costruzione della vasca per piante acquatice costituisce quindi una costruzione ex novo e non una ridefinizione delle aiuole», si legge nel preavviso di diniego che il Comune ha mandato alla proprietà pochi giorni fa. Sulla vicenda interviene anche l'associazione Italia Nostra. «La vasca non ha alcuna corrispondenza né con le caratteristiche storiche dell'area né con quanto previsto nel progetto e approvato a suo tempo con parere favorevole dalla competente Commissione paesaggistica, né probabilmente con il progetto visto e approvato dalla Soprintendenza sostiene il predidente Achille Mortoni . I controlli della Soprintendenza e del Comune non devono essere visti come fastidiose formalità che intralciano le iniziative di recupero e risistemazione nel centro storico, ma sono da apprezzare come servizio al bene comune della società e di tutela del patrimonio storico e artistico, anche quello di proprietà privata». La costruzione di una vasca in cemento armato all'interno di un'area tutelata è solo l'ultimo atto di una controversia che va avanti dal 2010. Quell'anno infatti iniziano i lavori di ristrutturazione dell'area della Mostiola e dell'ex chiesa: il settore Urbanistica aveva contestato la realizzazione di una serra bioclimatica e di una centrale termica interrata (durante i lavori di scavo della centrale erano anche emersi resti di edifici romanici). I lavori erano cominciati proprio dopo la convenzione tra Eucentre, il centro per gli studi sismici diretto da Calvi, e la Fondazione Nascimbene, proprietaria dell'intero complesso: lo stabile su via Porta che ora è il collegio Riboldi, il palazzo trecentesco di via Corridoni da cui sono stati ricavati due appartamenti e la sede della fondazione Nascimbene, l'ex deposito Scabini e i 3500 metri quadri dell'ex orto Poggi che, secondo gli storici, sarebbe il giardino del palazzo reale. La convenzione era stata fatta perché la Fondazione non aveva le risorse per ristrutturare: Eucentre aveva pagato i lavori e il suo presidente aveva anche acquistato la proprietà della Mostiola pagando 400mila euro, più 350mila per i lavori di restauro della nuova sede in via Corridoni.