La strada che costeggia il mare è ancora un lungo susseguirsi di ruderi e cancelli che rendono impossibile l'accesso al profondo blu. Eppure lo specchio d'acqua è proprio lì, ma è negato. Con il primo sole di primavera il Comune aveva promesso che prima dell'estate avrebbe restituito ai palermitani un pezzo di quella costa negata: cinque nuovi varchi per fare il bagno all'Addaura, cinque nuove discese a mare, sul modello dello scivolo "Acapulco", che avrebbero offerto cinque possibilità in più a chi non ha la tessera dei club o non può o non vuole pagare per fare un bagno negli stabilimenti. Ma alla vigilia dell'estate, con le spiagge già piene e i cittadini che in massa hanno già fatto il primo bagno, dei cinque nuovi varchi tra l'Acquasanta e l'ex stabilimento Addaura Reef non c'è traccia. Il Comune assicura che i progetti per i lavori, semplici interventi da eseguire con le maestranze interne del Coime, sono già pronti. C'è anche il nulla osta della Soprintendenza ai Beni culturali. Cosa manca allora? «Manca il via libera della Regione », dice l'assessore comunale Mari e coste Giuseppe Gini. L'Addaura è considerata una zona Sic, Sito di interesse comunitario, e qualsiasi intervento segue procedure più complesse. «Teoricamente spiega Gini il nostro progetto avrebbe dovuto ottenere la Valutazione di impatto ambientale, Vas, con tempi lunghissimi. Quello che abbiamo chiesto è proprio di saltare la Vas perché non si tratta di interventi che stravolgono la costa, ma di semplici operazioni di ripulitura antidegrado». In sostanza il Comune, praticamente a costo zero, vorrebbe che gli operai del Coime abbattessero i cancelli abusivi che "chiudono" l'accesso al mare, liberassero le discese naturali da detriti, rifiuti e grossi massi e realizzassero così una naturale passeggiata fino all'acqua. «Si tratta di interventi semplici ». Ma la risposta dell'amministrazione regionale tarda ad arrivare. Un ritardo che al Comune brucia a maggior ragione dopo lo schiaffo di Mondello: la giunta sperava che il Piano per l'utilizzo del demanio marittimo votato dal Consiglio comunale potesse essere applicato, anche se solo in parte, da subito. In pratica, ferma restando la validità della concessione della spiaggi di Valdesi alla famiglia Castellucci (concessione che proprio la Regine ha prorogato al 2020), Palazzo delle Aquile avrebbe voluto costringere la società Italo Belga a rispettare le nuove regole introdotte dal Pudm. A cominciare dalla fascia di rispetto, con le zone attrezzate con lettini e ombrelloni intervallate da 100 metri di spiaggia libera. Ma se all'indomani dell'annuncio la famiglia Castellucci aveva detto di essere pronta a impugnare qualsiasi limitazione, è stato poi lo stesso ufficio legale del Comune a stoppare il progetto: il piano del demanio non è un piano regolatore e non può essere trattato come tale facendo valere le cosiddette "clausole di salvaguardia". Così la Italo Belga ha montato tutte le circa 800 cabine che aveva intenzione di montare e al Comune non rimane altro da fare che sperare nei nuovi varchi dell'Addaura. Che sono ancora da realizzare. «Scriverò immediatamente un sollecito e verificherò se in assenza di risposte il Comune possa comunque iniziare i lavori che, ripeto, sono solo interventi antidegrado», dice Gini che si impegna a consegnare i nuovi accessi al mare entro luglio. «Per i lavori bastano due o tre settimane conclude l'importante è poter cominciare ». Per l'anno prossimo, l'assessore annuncia pure la realizzazione di una pista ciclabile sul lungomare dell'Addaura. «Il nostro obiettivo è assicurare pulizia e fruibilità». sa.s.
Addaura: niente varchi, mare vietato
Il Comune di Palermo ha promesso di realizzare cinque nuovi varchi per l'accesso al mare all'Addaura, ma non è ancora riuscito a ottenere il via libera dalla Regione. Il progetto, che prevede interventi semplici per ripulire la costa e liberare le discese naturali, è stato bloccato a causa della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Vas) che richiede tempi lunghissimi. L'assessore comunale Mari e coste Giuseppe Gini afferma che il progetto non richiede una Vas e che il Comune può iniziare i lavori comunque.
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