ROMA Mentre la polemica infuria, bisognerà aspettare la metà di giugno per conoscere la sorte dell'articolo di legge, targato Forza Italia, che tramite il ddl sulla competitività punta di fatto a reintrodurre la svendita delle spiagge italiane e ad autorizzare nuovi scempi edilizi in barba ad ogni misura di protezione dell'ambiente costiero. Il Piano di azione per lo sviluppo che contiene la discussa norma approderà all'esame della Camera il 21 giugno. Ma non è detto che l'articolo in questione sopravviva fino ad allora. La norma potrebbe naufragare nella settimana successiva al referendum, quando la Commissione Bilancio e Affari Costituzionali voterà il provvedimento. Il ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione e il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli si sono già detti contrari a una proposta che ricalca in pieno quella avanzata nelle scorse settimane, e poi ritirata, dal vice presidente del Consiglio Giulio Tremonti. «Le spiagge non si vendono e nemmeno saranno date in concessione per 90 anni», ha dichiarato Buttiglione nel tentativo di rassicurare opinione pubblica, opposizioni e ambientalisti. Per ora, comunque, il progetto è scritto nero su bianco e occupa l'intero articolo 14 del ddl sulla competitività. A reintrodurlo a sorpresa nel nuovo testo consegnato l'altro ieri alle commissioni, il deputato azzurro Guido Crosetto, relatore del provvedimento. Alle agenzie di stampa Crosetto ha giurato che la norma e soltanto farina del suo sacco, che non vi sono stati ordini di scuderia. Una «proposta personale e provocatoria, un sasso lanciato nello stagno perché si discuta di un turismo che non è in grado di competere sul piano internazionale», si è giustificato il deputato difendendosi dalla pioggia di accuse. La norma, però appare sin troppo dettagliata. Sotto la dicitura «legge obbiettivo per un turismo di qualità» viene infatti prevista «la realizzazione di insediamenti turistici di qualità anche tramite concessioni di beni demaniali marittimi per la durata massima di 90 anni». Al comma 9 viene poi precisato che «la stipula dell'accordo di programma sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione e parere e consente la realizzazione e l'esercizio di tutte le opere, prestazioni e attività previste dalla proposta anche in deroga alla normativa vigente, ivi compresa l'eventuale realizzazione di case da gioco». In sostanza si potranno costruire casinò e alberghi di lusso a un passo dall'arenile scavalcando le leggi dello Stato, compresi i vincoli paesaggistici, con semplici atti amministrativi. Insomma «un'assurdità», protesta Legambiente che come il centrosinistra boccia in toto il modello «Las Vegas». Un'«operazione truffaldina» rincarano i Verdi ricordando che non è col gioco d'azzardo e la svendita di un bene primario che il turismo si risolleverà rendendo competitiva l'economia della penisola. Anzi. Le concessioni delle spiagge oggi durano in media 6 anni e gli stabilimenti balneari ufficiali sono poco più di seimila (ma il dato reale raddoppia) lungo i 3.535 chilometri di costa. Quanto ai casinò sono molte le località che aderiscono all'Anit, l'Associazione nazionale per l'incremento del turismo che da anni si batte in ogni sede - dai Tar alla Consulta - per ottenere l'autorizzazione all'apertura di nuovi tavoli verdi.
Spiagge, rilanciato il modello Las Vegas
Il ddl sulla competitività, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede l'introduzione di un articolo di legge che reintrodurrebbe la svendita delle spiagge italiane e autorizzerebbe nuovi scempi edilizi in barba ad ogni misura di protezione dell'ambiente costiero. Il progetto è stato presentato dal deputato Guido Crosetto e potrebbe essere approvato dalla Commissione Bilancio e Affari Costituzionali il 21 giugno. Tuttavia, il ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione e il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli si sono già contrari alla norma. Le spiagge non si vendono e nemmeno saranno date in concessione per 90 anni, ha dichiarato Buttiglione.
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