Don Mirko Corsini, membro dell'Ufficio amministrativo della Diocesi di Bologna, lei segue per conto della Curia la ricostruzione post-terremoto dei beni ecclesiastici. Come procedono le cose? «La Chiesa sta operando come un qualsiasi altro ente pubblico, è evidente che i tempi siano più lunghi del normale». A Mirabello (Fe) il sindaco Angela Poltronieri vi chiede di decidere presto sulla ricostruzione dell'asilo parrocchiale «Su Mirabello preferisco non dire nulla. Non voglio entrare in polemica con il sindaco. Ma so che il nostro arcivescovo Caffarra ha già risposto alla Poltronieri». È un caso unico, Mirabello? «Io capisco la sofferenza delle singole comunità. Però rifiuto il concetto di un ritardo diffuso. Si potrebbe fare prima solo a patto di non rispettare le regole, ma noi, come è giusto, ci atteniamo rigidamente all'iter. E non sono progetti semplici: molte strutture sono tutelate». Quanti sono i beni della Diocesi colpiti dal terremoto? «Parliamo di 65 strutture colpite: per 54 di esse abbiamo presentato il progetto agli uffici competenti e 11 di questi piani hanno avuto un decreto di assegnazione dei fondi: insomma sono nella fase operativa». Sono tanti o pochi, a tre anni dal sisma? «Non siamo fermi come l'Aquila, il punto è che passano due anni tra la fase progettuale e la fase operativa». Come vi state muovendo? «Dove possibile, e la legge non ci impone una gara, abbiamo lasciato alle parrocchie la possibilità di agire in autonomia, a livello progettuale e nella scelta dei professionisti. Se le parrocchie non sapevano a chi rivolgersi, abbiamo segnalato noi una serie di professionalità. Eventuali ritardi non sono dovuti ai progettisti ma alla complessità dei lavori». E i rapporti con la Regione? «Buoni, ma non vuol dire che non abbiamo discusso». Cosa succede a Pieve di Cento, dov'era crollata la cupola della Chiesa? «Il progetto è in fase di autorizzazione».