CAPACCIO I reperti archeologici abbandonati nell'ex fabbrica della Cirio? Devono essere interrati. Secondo quanto sostenuto dalla Soprintendenza di Paestum si tratterebbe semplicemente di «scarti di materiale ceramica senza alcun valore che vanno buttati». È come dire, possono continuare a rimanere nell'ex fabbrica alla mercé di tutti, tanto andrebbero comunque buttati. Resta da chiedersi - se non hanno alcun valore - come mai sono stati catalogati e conservati a tutt'oggi all'interno delle cassette e alcuni raccolti in buste di plastica ognuno con la sua scritta identificativa? Perché non sono stati buttati negli anni scorsi? Vero è che, laddove, non si trova una soluzione per la messa in sicurezza dello stabile chiunque può continuare ad entrare ed accedere facilmente anche alle aree interessate dagli scavi, che hanno portato alla luce parte del tempio di Santa Venera creando magari dei danneggiamenti. Senza contare che più volte lo stabilimento, che insiste a due passi dai rinomati templi di Paestum, è stato utilizzato come dormitorio da gruppi di extracomunitari come dimostrano i materassi, coperte, indumenti ed altri materiali presenti nei locali del piano superiore. Sulla vicenda dei reperti incustoditi nella fabbrica il sindaco di Capaccio, Italo Voza, afferma: «La competenza è della Soprintendenza. Comunque sia nei prossimi giorni cercherò di capire meglio la questione». Il primo cittadino, intanto, annuncia che la bonifica del tempio di Santa Venera si è conclusa. «La bonifica dopo diversi giorni è giunta al termine. Il prossimo passo è quello di inserire il Santuario di Santa Venere all'interno del circuito spiega il sindaco Voza - e del percorso creato nell'area archeologica. Questo avverrà di intesa con la direzione del museo e del parco archeologico. Inoltre, si provvederà alla messa in sicurezza delle sponde del fiume e, come già avvenuto all'interno dei templi, saranno installati dei pannelli esplicativi che racconteranno la storia del luogo. Tutto questo a carico del Comune sempre nell'ottica del protocollo di intesa siglato con il Ministero dei beni culturali». La bonifica effettuata dagli operai dell'azienda Paistom, anche con l'ausilio del Consorzio di bonifica sinistra Sele di Paestum, ha consentito di riportare alla luce il sito di Santa Venere che, per molti anni, è stato ricoperto da rovi ed erbacce. Una pulizia sollecitata anche dalla testata giornalistica di Voce di Strada che il 28 maggio, insieme a tanti volontari, ha promosso una giornata di sensibilizzazione. L'antico santuario, posto subito fuori le mura, era stato dedicato dai Poseidoniati ad una dea dai connotati orientali, protettrice della riproduzione e della morte, identificabile con la dea fenicia Ishtar, la cui versione greca era Afrodite-Urania-Ericinia. In età lucana il santuario aveva conosciuto un altro periodo di splendore e la deduzione della colonia latina non attenuò affatto la popolarità della dea, che agli occhi dei nuovi venuti doveva apparire simile alla Venere Troiana, progenitrice di tutti i Latini. La vitalità del culto appare dimostrata, oltre che dal materiale votivo rinvenuto, anche da un'iscrizione dedicatoria a Venere.