LUCCA è scomparsa l'asta lignea che si trova nella mano sinistra del monumento al centro di piazza Napoleone dedicato Maria Luisa di Borbone, la duchessa che regnò a Lucca dal 1817 al 1824. Nella mano sinistra è rimasto lo scettro, che rappresenta il giglio dei Borboni. Per fortuna si tratta di una copia in vetroresina, collocata al posto dell'originale, rotto alcuni anni fa da un vandalo. Le ipotesi. Cosa abbia provocato la sparizione dell'asta non è ben chiaro. Le ipotesi sono due: una pallonata o un atto vandalico. Fatto sta che sino a pochi giorni fa, come aveva testimoniato l'avvocato Marco Brancoli Pantera con una foto postata il 23 maggio sulla propria pagina Facebook, l'asta c'era. Ma era troncata. Poi è sparita. Il sindaco. Ieri Alessandro Tambellini, informato dell'episodio, ha garantito che avrebbe informato subito la Soprintendenza. La storia. La statua Maria Luisa non la vide mai. Morì nel 1824, due anni dopo che i lavori erano stati commissionati a Lorenzo Bartolini, uno dei più importanti scultori toscani dell'Ottocento. E la statua a lei dedicata fu finita soltanto nel 1843. Opera di rilievo, dunque, il monumento di piazza Napoleone fu voluto come segno di gratitudine per la duchessa di Borbone, che regnò a Lucca dal 1817 e poi, alla morte, passò lo scettro al figlio Carlo Ludovico. Gratitudine in particolare per il progetto dell'acquedotto, che Maria Luisa aveva affidato all'architetto Lorenzo Nottolini e che, anche questo, non riuscì a vedere realizzato. Proprio all'acquedotto sono dedicati, in parte, i bassorilievi del basamento della statua, opera di un altro grande scultore, il lucchese Vincenzo Consani, lucchese. Come la statua, anche questi ultimi ebbero una gestazione lunghissima, tanto che non furono mai montati e oggi si trovano nelle sale della cultura figurativa dell'Ottocento del museo di Palazzo Mansi. Scritte sulle Mura. Le brutte notizie non finiscono qui. I vandali sono infatti tornati di nuovo in azione sulle Mura. Nuove scritte sono comparse in questi giorni a deturpare ulteriormente il monumento simbolo della città, negli ultimi tempi troppo spesso preso di mira da sconsiderati che, per una bravata o per pura stupidità, decidono di lasciare il segno del loro passaggio. Ad essere colpiti stavolta sono i paramenti interni del baluardo della Libertà, meglio conosciuto come Cairoli, in prossimità di porta Elisa. Qui i vandali si sono accaniti nella parte sinistra del baluardo, imbrattando in più parti i muri cinquecenteschi con scritte colorate che rimandano messaggi dai contenuti più disparati. Pochi metri più avanti, lungo la cortina in direzione del baluardo San Salvatore, un'altra enorme scritta, stavolta in vernice bianca, forse opera delle stesse mani. Un pugno negli occhi dei passanti che, procedendo dal baluardo San Colombano, non possono non notare le ultime imprese di questi ignoti graffitari che anche stavolta sono riusciti a farla franca. Le proteste. «Possibile che non si possano prendere provvedimenti per individuare gli autori e dare loro la giusta punizione?» dicevano ieri alcuni cittadini inorriditi di fronte al nuovo scempio urbano che ancora una volta colpisce uno dei monumenti più preziosi della città, meta ogni giorno di migliaia di persone che vi passeggiano o fanno sport. Un bel biglietto da visita per una città che si vanta di avere una cerchia muraria perfettamente conservata, ricordata da storici e poeti. Attacchi continui. Gesti purtroppo sempre più frequenti su monumenti e palazzi storici e talvolta anche su opere d'arte di valore inestimabile, su cui poi si deve intervenire, spendendo cifre non irrisorie per poterli eliminare. E non sempre si riesce a farlo perfettamente, spesso a causa dei materiali della struttura. Impresa talvolta inutile, perché sono molti i casi in cui, dopo pochi giorni scritte e graffiti ricompaiono, talvolta ancor più invadenti. Da qualche tempo i vandali danno sfogo alla loro assurda fantasia anche sull'asfalto di strade e piazze. Un brutto esempio i versi poetici lasciati di fianco al piazzale del Caffè delle Mura, tuttora ben visibili, nonostante piogge e intemperie che, anziché intenerire i passanti, suscitano in essi stupore e sdegno per il danno provocato all'arredo urbano. Qualcuno si chiede se ai ragazzi - perché generalmente sono loro gli autori - nessuno insegna veramente l'educazione civica, base indispensabile per il rispetto delle regole e del vivere comune che si allarga anche a ciò che ci circonda, a partire dai beni architettonici che fanno parte della storia e di conseguenza, appartengono a tutti. E come tali hanno diritto al rispetto. Forse bisognerebbe stare più vicini ai giovani e far capire loro quanto poco senso abbiano quelle frasi, quei messaggi in codice e quelle date che ricordano momenti vissuti o eventi legati a personaggi più o meno noti. Scritte e disegni che in un momento di particolare euforia qualcuno decide incoscientemente di incidere laddove, magari passandovi dopo qualche tempo, riesce a provare un senso di vergogna per quel gesto sconsiderato compiuto durante una scorribanda notturna della quale non può certo sentirsi un eroe.