I milanesi della spugna antigraffiti. I giovani nel fango di Genova. I volontari del terremoto. Ogni volta che un'emergenza chiama, loro ci sono. Creano un valore ignorato dal Pil che si paga con l'unica ricchezza di chi è in difficoltà: la gratitudine. Come gli uomini e le donne che il sabato e la domenica indossano una divisa gialla per garantire un' ambulanza e tutti i generosi cittadini che rinunciano al weekend per offrire assistenza a malati e anziani in ospedale o in un ospizio. E poi ci sono i genitori che si prendono cura di una scuola o di un asilo e gli operai che tengono pulito il paese usando le ore di cassa integrazione. Chi glielo fa fare? È opinione diffusa che l'Italia sia un Paese caratterizzato da un limitato senso civico, nel quale i cittadini antepongono le istanze personali e familiari a quelle della società e si mostrano più propensi a rivendicare i diritti che a riconoscere i propri doveri. Ma è veramente così? L'osservatorio sul senso civico promosso da Comieco in collaborazione con il Corriere della Sera offre il ritratto di un Paese che solo in parte conferma lo stereotipo e mostra non poche contraddizioni. Partiamo dalle cose che contano per gli italiani: al primo posto, prevedibilmente, gli affetti (famiglia, amore e amicizia), seguiti dalla qualità della vita (salute, lavoro, sicurezza per il futuro) e dai valori (il rispetto delle regole, la solidarietà e l'impegno sociale). Tra i comportamenti considerati inaccettabili primeggiano i danni alla collettività, seguiti dai comportamenti amorali (rubare e corrompere, in primis) e dalla mancanza di rispetto per gli altri. In realtà il rapporto tra noi e gli altri appare piuttosto complesso, improntato a diffidenza e preoccupazione. Con tutta evidenza la crisi economica e le difficoltà che gli italiani vivono hanno attivato una sorta di ripiegamento difensivo e l'indice di fiducia verso gli altri sta diminuendo: infatti l'89 dei cittadini ritiene che non si sia mai troppo prudenti nel trattare con la gente (in crescita di 7 rispetto al 2005) e l'81 è persuaso che gli altri approfitterebbero della loro buona fede (13). Solo 51 ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia (-8) e il 46 che gli altri siano sempre corretti. La stragrande maggioranza (74) crede che l'amore per la propria famiglia non giustifichi azioni dannose nei confronti della comunità. Ma il dato è in calo del 6 rispetto a dieci anni fa e di ben il 15 rispetto al 2001. Al contrario un italiano su quattro (26, in crescita del 6) crede che la principale responsabilità di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la comunità. In realtà l'individualismo e il familismo coesistono con un volontariato largamente diffuso nel nostro Paese. Basti pensare che una persona su due ha avuto occasione di svolgerlo negli ultimi anni: il 15 continua a svolgerlo regolarmente, il 24 saltuariamente e l'11 lo ha fatto in passato ma ora non più. Le attività sono maggiormente concentrate nei servizi alla persona (59), nell'ambiente (33) e nella cultura (27). E anche le piccole pratiche quotidiane di attenzione all'ambiente, che 9 italiani su 10 considerano in termini molto positivi per i vantaggi collettivi che generano, sono svolte regolarmente dalla stragrande maggioranza dei cittadini: oltre 4 italiani su 5 differenziano la raccolta di vetro, plastica, carta e lattine e tra il 68 e il 79 separa la raccolta di rifiuti umidi, pile, farmaci e apparecchi elettrici. Volontariato e attenzione all'ambiente sono giudicati espressione del senso civico, un senso civico «all'italiana» che trae origine più dai valori individuali (78) che dal rispetto per la comunità nella quale si risiede (48) o, men che meno, dalla fiducia nelle istituzioni (24). Un senso civico che, secondo i nostri connazionali, non viene certo stimolato dalla politica: solo una ristretta minoranza ritiene che il governo (18), il Parlamento (17) o i partiti (14) favoriscano la diffusione del civismo tra i cittadini. E non fanno bella figura neppure i mass media, si salva solo la scuola (58). E i cittadini sono molto severi con la classe dirigente del Paese, infatti solo 1 su 10 pensa che sia di esempio e l'89 ritiene che lo sia poco (32) o per nulla (57, con un aumento di ben 29 rispetto al 2005). Ma lo sono anche con gli italiani stessi, basti pensare che il 71 è convinto che la società civile non sia diversa dai politici quanto a furbizia e anomia. E per favorire il civismo si privilegerebbe l'educazione (73) alla sanzione dei comportamenti non civici (10). Prevale, quindi, la convinzione che il rispetto per la collettività sia frutto di paziente lavoro di apprendimento fin dalla giovane età. Insomma, in un Paese caratterizzato da diffidenza nei confronti degli altri (istituzioni, classe dirigente e gli stessi connazionali) emerge un senso civico «fai-da-te», originato da aspetti etici e da quanto si apprende in famiglia e a scuola. Ed è un senso civico che trova espressione e si alimenta in una molteplicità di comportamenti quotidiani che vanno dal volontariato alle donazioni, dalla raccolta differenziata alle mobilitazioni spontanee dei cittadini, di cui quella di Milano all'indomani delle devastazioni dei black bloc nel giorno dell'inaugurazione dell'Expo è solo l'esempio più recente. Nando Pagnoncelli Gli italiani diffidano delle istituzioni ma amano il volontariato e l'ambiente La metà aiuta qualcuno o lo ha fatto, anche se l'89 teme che «gli altri» lo danneggino È opinione diffusa che l'Italia sia un Paese caratterizzato da un limitato senso civico, nel quale i cittadini antepongono le istanze personali e familiari a quelle della società e si mostrano più propensi a rivendicare i diritti che a riconoscere i propri doveri. Ma è veramente così? L'osservatorio sul senso civico promosso da Comieco in collaborazione con il Corriere della Sera offre il ritratto di un Paese che solo in parte conferma lo stereotipo e mostra non poche contraddizioni. Partiamo dalle cose che contano per gli italiani: al primo posto, prevedibilmente, gli affetti (famiglia, amore e amicizia), seguiti dalla qualità della vita (salute, lavoro, sicurezza per il futuro) e dai valori (il rispetto delle regole, la solidarietà e l'impegno sociale). Tra i comportamenti considerati inaccettabili primeggiano i danni alla collettività, seguiti dai comportamenti amorali (rubare e corrompere, in primis) e dalla mancanza di rispetto per gli altri. In realtà il rapporto tra noi e gli altri appare piuttosto complesso, improntato a diffidenza e preoccupazione. Con tutta evidenza la crisi economica e le difficoltà che gli italiani vivono hanno attivato una sorta di ripiegamento difensivo e l'indice di fiducia verso gli altri sta diminuendo: infatti l'89 dei cittadini ritiene che non si sia mai troppo prudenti nel trattare con la gente (in crescita di 7 rispetto al 2005) e l'81 è persuaso che gli altri approfitterebbero della loro buona fede (13). Solo 51 ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia (-8) e il 46 che gli altri siano sempre corretti. La stragrande maggioranza (74) crede che l'amore per la propria famiglia non giustifichi azioni dannose nei confronti della comunità. Ma il dato è in calo del 6 rispetto a dieci anni fa e di ben il 15 rispetto al 2001. Al contrario un italiano su quattro (26, in crescita del 6) crede che la principale responsabilità di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la comunità. In realtà l'individualismo e il familismo coesistono con un volontariato largamente diffuso nel nostro Paese. Basti pensare che una persona su due ha avuto occasione di svolgerlo negli ultimi anni: il 15 continua a svolgerlo regolarmente, il 24 saltuariamente e l'11 lo ha fatto in passato ma ora non più. Le attività sono maggiormente concentrate nei servizi alla persona (59), nell'ambiente (33) e nella cultura (27). E anche le piccole pratiche quotidiane di attenzione all'ambiente, che 9 italiani su 10 considerano in termini molto positivi per i vantaggi collettivi che generano, sono svolte regolarmente dalla stragrande maggioranza dei cittadini: oltre 4 italiani su 5 differenziano la raccolta di vetro, plastica, carta e lattine e tra il 68 e il 79 separa la raccolta di rifiuti umidi, pile, farmaci e apparecchi elettrici. Volontariato e attenzione all'ambiente sono giudicati espressione del senso civico, un senso civico «all'italiana» che trae origine più dai valori individuali (78) che dal rispetto per la comunità nella quale si risiede (48) o, men che meno, dalla fiducia nelle istituzioni (24). Un senso civico che, secondo i nostri connazionali, non viene certo stimolato dalla politica: solo una ristretta minoranza ritiene che il governo (18), il Parlamento (17) o i partiti (14) favoriscano la diffusione del civismo tra i cittadini. E non fanno bella figura neppure i mass media, si salva solo la scuola (58). E i cittadini sono molto severi con la classe dirigente del Paese, infatti solo 1 su 10 pensa che sia di esempio e l'89 ritiene che lo sia poco (32) o per nulla (57, con un aumento di ben 29 rispetto al 2005). Ma lo sono anche con gli italiani stessi, basti pensare che il 71 è convinto che la società civile non sia diversa dai politici quanto a furbizia e anomia. E per favorire il civismo si privilegerebbe l'educazione (73) alla sanzione dei comportamenti non civici (10). Prevale, quindi, la convinzione che il rispetto per la collettività sia frutto di paziente lavoro di apprendimento fin dalla giovane età. Insomma, in un Paese caratterizzato da diffidenza nei confronti degli altri (istituzioni, classe dirigente e gli stessi connazionali) emerge un senso civico «fai-da-te», originato da aspetti etici e da quanto si apprende in famiglia e a scuola. Ed è un senso civico che trova espressione e si alimenta in una molteplicità di comportamenti quotidiani che vanno dal volontariato alle donazioni, dalla raccolta differenziata alle mobilitazioni spontanee dei cittadini, di cui quella di Milano all'indomani delle devastazioni dei black bloc nel giorno dell'inaugurazione dell'Expo è solo l'esempio più recente.
Corriere della Sera
31 Maggio 2015
Il senso civico dei piccoli gesti quotidiani
NA
Nando Pagnoncelli
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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