Lo Stato cambia strategia per tentare una valorizzazione del castello di Gradisca. "Scottata" dall'esito dell'asta per la cessione a privati del compendio isontino - era andata tristemente deserta -, l'Agenzia del Demanio ha deciso di tentare un'altra strada per recuperare la Fortezza tristemente abbandonata ormai da 30 anni. Il percorso potrebbe diventare ora quello della concessione 50ennale all'investitore che dovesse innamorarsi - e le ragioni potenzialmente ci sarebbero tutte - del complesso castellano. Il tutto in sinergia, come si dice oggidì, fra pubblico e privato. Il primo passo verso una nuova formula di valorizzazione del bene demaniale è stato illustrato a palazzo Torriani, dove la giunta Tomasinsig ha ricevuto i responsabili dell'Agenzia del Demanio Pierluigi Di Blasio, Rodolfo Rivola e Adele Camassa, il geometra Sannino del Provveditorato opere pubbliche del Friuli Venezia Giulia, e Gianpaolo Gaspari del Dipartimento centrale Cultura della Regione. La delegazione ha dapprima effettuato un sopralluogo all'interno del complesso, per poi fare il punto della situazione nella sede municipale. «Le strade che possono essere percorse per giungere a una futura valorizzazione del bene sono due - ha spiegato Linda Tomasinsig - e dovranno coinvolgere vari enti, dal momento che parliamo di un bene pubblico particolare nonchè molto tutelato. Fortunatamente, la volontà di collaborare c'è e oggi è stato compiuto un primo passo». Due strade, si diceva. La prima, più concreta e attuabile nel breve periodo, riguarda l'attesissimo sblocco del finanziamento da circa 950 mila euro che l'immobiliare statale Arcus aveva destinato anni or sono al castello di Gradisca per la messa in sicurezza di parte dei camminamenti e delle coperture del vasto compendio. Il corposo progetto è stato redatto dall'architetto gradiscano Franco Bonanno e ha l'obiettivo di rendere nuovamente fruibile (nonché sicura) ai visitatori la passeggiata lungo i camminamenti interni alla fortezza. «Quel finanziamento è salvo (pareva messo in discussione già ai tempi del governo Monti; ndr) e a breve contiamo di andare in gara» assicura il sindaco. E poi c'è l'obbiettivo a lungo termine, quello - per molti ormai una chimera - di coinvolgere un investitore privato. Qui la partita si fa evidentemente più complessa. «Archiviato l'esito poco fortunato dell'asta - ha spiegato l'ingegner Di Blasio dell'Agenzia del Demanio -, il percorso che con i vari enti si vuole percorrere è quello di giungere alla concessione 50ennale a beneficio di un investitore privato che recuperi e valorizzi il bene attraverso un'attività imprenditoriale che non precluda ma anzi valorizzi la pubblica funzione di un compendio storico come questo. Ma prima di giungere a un bando di gara, i vari soggetti (Demanio, Provveditorato, Regione, Sovrintendenza, Comune) dovranno pervenire ad un protocollo d'intesa che andrà a fissare gli obiettivi che dovranno essere conciliati con la gestione economica». (l.m.)