Palmira la preziosa, Palmira culla della civiltà, Palmira dove tutto è cominciato. E dove adesso potrebbe essere scritta una nuova, tragica pagina di storia. A pochi passi dalle mille colonne, dalle centinaia di statue e dalle cinquecento tombe dell'antica necropoli, cuore di un sito archeologico patrimonio dell'umanità, dove ora sventolano le bandiere nere dell'Is. La caduta dell'antica città carovaniera della Siria nelle mani dei miliziani di Abu Bakr al Baghdadi apre scenari inediti, conferma la forza di un gruppo che è molto di più di un manipolo di terroristi sanguinari e lancia un nuovo protagonista sulla scena mondiale. Ogni azione esprime una forte carica simbolica: a Palmira le truppe del Califfato sono entrate decapitando statue e uomini, cioè i simboli di una civiltà odiata e gli infedeli che non si sono piegati al loro credo. Come del resto già avevano fatto a Hatra e Nimrud in Iraq, dove avevano buttato giù gioielli archeologici a colpi di picconi, bulldozer e kalashnikov. Naturalmente registrando tutto su video destinati alle vaste praterie di internet. Lo Stato islamico esalta una dottrina sunnita vissuta nelle sue forme più estreme. Ai confini tra Siria e Iraq, dove un anno fa si è insediato il Califfato, nemici e infedeli vengono crocifissi nelle piazze o le loro teste mozzate e infilzate su aste e picche. Sono vietati musica, fumo e alcol; le donne, coperte da capo a piedi guanti compresi, non possono girare da sole. Ma non è solo il terrore che ha consentito al Califfo di estendere il suo potere: l'Is è un movimento organizzato militarmente, disciplinatissimo che entra in ogni piega della vita quotidiana: distribuisce acqua ed elettricità, amministra la giustizia, fa funzionare gli uffici, garantisce la sicurezza. Lì dove c'era solo guerra, macerie e anarchia. Ma i blitz compiuti finora mostrano anche capacità strategica. Dopo aver conquistato vaste regioni nel nord della Siria, i miliziani per la prima volta hanno preso il controllo di un'importante città nel cuore del Paese. Ma oltre che in Siria sono presenti da tempo anche in Iraq. Quasi un anno fa, infatti, avevano messo le mani su Mosul e Tikrit, nel nord del Paese. E pochi giorni fa è stata la volta di Ramadi, 500mila abitanti, città simbolo nella storia del Califfato: al Baghdadi si è ispirato infatti alle gesta di al Qaeda che proprio qui, dieci anni fa, aveva eletto Ramadi a futura capitale. Dieci anni dopo il disegno si compie. Con un forte impatto politico: nella loro avanzata, sia su Ramadi che su Palmira, gli jihadisti hanno potuto contare sull'appoggio delle popolazioni di fede sunnita stanche da una parte delle discriminazioni del governo sciita di Baghdad, e dall'altra dalle persecuzioni del leader siriano Bashar al Assad, anch'egli di dottrina sciita. Uno stesso filo, insomma, tiene unite le sorti dell'Iraq e della Siria. E più gravi appaiono gli errori commessi finora dagli americani. Adesso, un dissidio religioso vecchio di secoli, quello tra sciiti e sunniti, pesa come un macigno sulla guerra e sul futuro dell'area. Suscitando mille interrogativi, specie in casa Obama: intervenire a Palmira con bombe e droni a difesa di un luogo simbolo della civiltà e della cultura e magari contribuire a distruggerlo? Continuare ad appoggiare il governo sciita di Baghdad? Dividere la Siria tra i diversi contendenti? Lasciare che tra Siria e Iraq nasca un nuovo stato sunnita con tanto di pozzi petroliferi?Domande rese ancora più difficili dai recenti passi della diplomazia Usa. Oggi Iran e Siria si trovano dalla stessa parte, e non solo per la comune fede sciita. Obama, invece, tratta con gli iraniani la delicata questione nucleare, ma si è speso contro il regime di Assad: se adesso attaccasse gli jihadisti di Palmira farebbe un regalo all'odiato dittatore siriano e ai suoi amici iraniani, ma darebbe un enorme dispiacere agli storici alleati dell'Arabia Saudita, sunniti, e finanziatori sottobanco dell'Is Un bel rompicapo che potrebbe costringere il presidente americano a rivedere la lista dei buoni e dei cattivi. Ma tenendo conto che proprio lì, in quell'area, si stanno disegnando i nuovi equilibri del mondo.
IL RISIKO COMINCIA DA PALMIRA
L'Is, il Califfato, ha conquistato Palmira, una città siriana antica e patrimonio dell'umanità, con la forza. Le truppe del Califfato hanno decapitato statue e uomini, simboli di una civiltà odiata, e hanno distrutto gioielli archeologici. La città è stata conquistata con la forza, ma anche con l'appoggio delle popolazioni di fede sunnita che sono stanche delle discriminazioni del governo sciita di Baghdad e delle persecuzioni del leader siriano Bashar al Assad. L'Is è un movimento organizzato militarmente, disciplinatissimo che entra in ogni piega della vita quotidiana. La conquista di Palmira è un segno della forza e della capacità strategica del Califfato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo