L'ex senatore teste al processo: "Non sapevo che quei libri fossero rubati" «NON potevo immaginare neanche lontanamente che De Caro mi regalasse libri sottratti dalla biblioteca dei Girolamini. Se solo lo avessi immaginato, non li avrei mai catalogati né messi a disposizione del pubblico»: collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, l'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri risponde così alle domande di magistrati e avvocati che lo ascoltano come testimone al processo sul saccheggio della biblioteca napoletana. L'ex direttore Massimo Marino De Caro, principale protagonista dello scandalo, già condannato con sentenza definitiva nel primo filone del processo e attualmente in regime di detenzione domiciliare per ragioni di salute, non è in aula. «È persona dal multiforme ingegno», lo definisce Dell'Utri, ricordando che De Caro era anche «molto amico di un magnate russo, tale Wexelberg, che lo stimava e gli aveva affidato incarichi sui temi dell'energia alternativa». Dell'Utri ha raccontato che De Caro gli fu presentato da un altro libraio, Filippo Rotundo. Il loro rapporto iniziò come «tra libraio e cliente», poi i due divennero anche amici. Fu l'ex parlamentare a presentare De Caro all'allora ministro Giancarlo Galan, che lo chiamò come consulente prima al ministero dell'Agricoltura, poi a quello dei Beni culturali. Pur indagato in procedimento connesso, Dell'Utri ha accettato di rispondere. L'esame incrociato è stato condotto dal pm Antonella Serio, poi dagli avvocati Ester Siracusa, legale di De Caro, Elio Palombi, difensore di Maurizio Bifolco, e Pino Vitiello, che assiste Stephan Delsalle. Dell'Utri, appassionato bibliofilo, ha spiegato di aver sempre catalogato nella sua biblioteca di via Senato a Milano tutti i libri antichi acquistati o ricevuti in dono, con indicazione della provenienza e della data. Alcuni testi provenienti dai Girolamini e consegnati da De Caro a Dell'Utri sono stati ritrovati su indicazione dell'ex senatore, che ha anche consegnato ai pm, in occasione dell'interrogatorio sostenuto nella fase delle indagini, un altro volume. Un altro libro invece non si trova. «È un'edizione della Utopia di Moro - spiega Dell'Utri - non si è trovato perché, quando sono arrivati i carabinieri, nella mia biblioteca c'era il trasloco. Ma lo troverò. Sono certo che è in quegli scatoloni ». Quando fu nominato direttore dei Girolamini, ha ricordato il teste, «De Caro mi parlò in termini preoccupati di quella biblioteca che era in condizioni pessime. E mi disse che, non esistendo un catalogo, c'era pericolo di dispersione dei volumi. Quando il caso esplose sulla stampa, con me si difendeva e ribaltava tutto. Poi la cosa è precipitata e non l'ho piu sentito». (d. d. p.)