In campo, ma rigorosamente gratis, anche l'associazione Escursioni Iblee e la cooperativa Tempora Sono stati i detenuti del carcere penitenziario di Noto a ripulire i siti archeologici del territorio invasi da degrado e sterpaglie. Un impegno dal duplice, nobile, obiettivo: dare un'opportunità di riscatto sociale ai carcerati e, al contempo, restituire dignità a tesori in oblio. L'iniziativa vede in campo più enti: la SOpRINTENDENZA in primis. Da anni, infatti, l'istituzione di tutela dei beni culturali sostiene iniziative di questo genere che hanno sempre portato a risultati positivi. Così, anche in questa occasione, la soprintendente Beatrice Basile ha dato il benestare all'iniziativa di cui si è occupata, in campo, l'archeologa Maria Musumeci. Placet anche da parte del direttore del carcere di Noto, il dottor Santo Mortillaro, che ha sposato il progetto già sperimentato con successo in passato. In campo anche i volontari di due gruppi privati: l'associazione Escursioni Iblee presideuta da Sebastiano Adernò; e la Cooperativa Tempora guidata da Alfonso Lapira. Il progetto di volontariato si intitola "Una storia pulita" e ha previsto, appunto, la bonifica dei siti archeologici con la collaborazione di un gruppo di detenuti. Un'idea avviato nel 2012 dall'associazione culturale "Escursioni Iblee" di Noto in collaborazione con l'assessorato regionale ai Beni culturali e la Casa di reclusione netina. L'esperienza di questi anni è divenuta il primo bagaglio della cooperativa di inserimento lavorativo "Tempora" il cui obiettivo è quello di conciliare la fruizione dei beni culturali e l'agricoltura con l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. La cooperativa ha già in corso un tirocinio formativo di un recluso che porterà ad un percorso completo di reinserimento nel tessuto sociale e produttivo. Il primo passo è stato quello di siglare una convenzione con il Parco archeologico di Noto e Comuni limitrofi per intervenire nei siti archeologici demaniali invasi da erbacce. A occuparsi del lavoro sono stati, oltre ad Adernò e Lapira, anche l'archeologa Laura Falesi, presidente dell'Archeoclub di Noto. «Questo lavoro - dichiara - è stato molto apprezzato poichè l'impegno dei volontari consente a molti di godere un patrimonio che altrimenti rimarrebbe inaccessibile. Auspico che questo sia solo il primo passo compiuto e che si possa procedere con ulteriori iniziative volte alla fruizione, ma non dobbiamo dimenticare anche la ricerca archeologica. Alcuni siti oggi sono purtroppo nelle mani di clandestini che stanno distruggendo le testimonianze del passato, ci auguriamo che la collaborazione con il mondo del volontariato possa sbloccarsi anche in questa parte della Sicilia, e che oltre al diserbo si possano avviare vere e proprie campagne di scavo e di studio per aggiornare le informazioni sui siti archeologici che ricadono nel Comune di Noto». Propositivo il commento di Sebastiano Adernò. «Invece di continuare a lamentarci dei rovi e dell'erba alta nei siti archeologici - dice - e puntare il dito contro le amministrazioni competenti che non hanno le risorse per occuparsi del diserbo, così come assistere impotenti agli incendi che annualmente devastano le stesse aree, noi abbiamo scelto rimboccarci le maniche e abbiamo teso una mano a queste amministrazioni occupandoci, gratuitamente, della pulizia di monumenti e parchi. Senza alcun supporto economico abbiamo preso in mano i decespugliatori e ripulito Castelluccio, Eloro e Villa del Tellaro». I tre siti archeologici sono così tornati alla fruizione ma non è stato questo l'unico obiettivo raggiunto. Il secondo passo del progetto di volontariato, infatti, è stato un accordo con la direzione del carcere di Noto con cui è stato stilato un progetto per l'inclusione sociale di alcuni detenuti partendo proprio dal loro coinvolgimento nell'operazione di diserbo delle aree archeologiche netine. Prima di iniziare l'attività sul campo, i detenuti hanno preso parte a un corso sul valore storico e culturale dei siti con alcune lezioni tenute gratuitamente all'interno del penitenziario dall'archeologa Falesi. Dal 2012 ad oggi sono stati coinvolti più di 20 soggetti che hanno dato un grande contributo concreto dedicando intere giornate per la pulitura dei siti archeologici a beneficio di tutta la comunità e dei turisti a cui è stato restituito il volto più bello di queste zone antiche. Il lavoro di pulizia non è stato fine a se stesso perché l'associazione ha poi avviato dei progetti di fruizione in cui sono state coinvolte le istituzioni scolastiche. Un evento che ha riscosso grande successo è stato anche "Notti di terre antiche": un ciclo di rappresentazioni teatrali attraverso le quali sono state narrate le storie dei luoghi tra musica, danza e parole. Nell'ambito del progetto sono state organizzate anche visite drammatizzate all'interno della Villa del Tellaro, ovvero pieces teatrali durante le quali alcuni attori hanno raccontato la storia antica e recente dei mosaici romani custoditi all'interno della villa. Arte ma anche gusto intitolato all'antichità. Alla fine del percorso di visita, infatti, nella vicina Fattoria didattica è stata inaugurata la sala dove degustare pietanze con ricette dell'antica Roma. Come ricorda l'educatore Lapira, nel novembre scorso sono state anche promosse due giornate riservate alle guide turistiche. «Ciò - dice Lapira - con l'obiettivo di divulgare le informazioni storico archeologiche riguardanti la Villa del Tellaro di Noto, in collaborazione con la SOpRINTENDENZA e il Comune». Un altro progetto varato in passato nell'ambito della stessa politica di tutela e promozione è "Antichi sapori": un'attività di ricerca e di valorizzazione dei prodotti tipici del territorio con particolare attenzione sul grano e sui piatti realizzati con prodotti locali e pietanze dell'antica Roma. Da febbraio a giugno dello scorso anno, sono stati coinvolti due detenuti-cuochi i quali, oltre a contribuire a un lavoro di ricerca storica, hanno sperimentato idee originali per un futuro reinserimento lavorativo. Ancora oggi è possibile visitare la Villa romana e degustare i piatti degli antichi Romani. Parte da Noto un nuovo modo di intendere la cultura e il volano economico ad essa legata. E, soprattutto, un modello di volontariato dai molteplici vantaggi: per i carcerati, per il territorio e per la comunità tutta a cui questi beni appartengono. 26052015
SICILIA - Eloro, "lavori forzati" culturali
L'associazione Escursioni Iblee e la cooperativa Tempora Sono stati i detenuti del carcere penitenziario di Noto a ripulire i siti archeologici del territorio invasi da degrado e sterpaglie. L'iniziativa è stata sostenuta dalla SOpRINTENDENZA e ha previsto la collaborazione di un gruppo di detenuti. Il progetto di volontariato si intitola "Una storia pulita" e ha avuto successo, con la ripulizia di siti archeologici come Castelluccio, Eloro e Villa del Tellaro. I detenuti hanno anche partecipato a un corso sul valore storico e culturale dei siti e hanno contribuito a progetti di fruizione, come "Notti di terre antiche" e "Antichi sapori".
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