Siracusa. L'idea risale a 15 anni fa quando, per imprimere nuovo impulso alla tutela di Agrigento, si diede vita alla legge 20 del 2000. Erano gli anni della lotta all'abusivismo a ridosso della Valle dei Templi e dell'esigenza di una gestione autonoma e più responsabile. Da qui la legge per l'istituzione dei Parchi archeologi regionali che ora la Regione ha ripreso in mano a partire da Marsala e la zona sud di Siracusa. Ieri, infatti, l'assessore regionale ai Beni culturali, Antonio Purpura, ha firmato i decreti che fissano i confini territoriali del parco archeologico di Akrai, Eloro e Villa del Tellaro e di Lilibeo di Marsala. Il primo tassello per il riconoscimento dell'autonomia gestionale di questi due grandi musei a cielo aperto che ricadono nel territorio di Marsala e, nel Siracusano, si estende tra i Comuni di Noto, Palazzolo Acreide, Avola e Buscemi. «È il primo passo importante - spiega l'assessore - verso l'istituzione dei parchi autonomi così come prevede la normativa regionale. Per il completamento di questo importante iter occorrerà il parere del consiglio regionale dei Beni culturali e ambientali: un organismo che è stato riconfigurato di recente dalla Regione e sarà operativo a partire da giugno con il coinvolgimento sinergico di esperti del settore. I due parchi, una volta riconosciuti, si aggiungeranno a quelli di Agrigento e di Selinunte». Una notizia che il sindaco di Palazzolo, Carlo Scibetta, saluta con favore alla luce delle recenti polemiche su siti chiusi o senza manutenzione a causa delle ormai annose questioni gestionali. «L'autonomia porterà di certo benefici - dice il sindaco del Comune Unesco - sia in termini di risorse economiche, che potranno essere direttamente gestiti dal nuovo ente, che dell'organizzazione legata alla fruizione e tutela di questi tesori». Ma il Parco, da solo, non basta. Scibetta auspica una politica a sostegno in termini di servizi, infrastrutture e promozione del territorio. E sono questi elementi a corredo della fruizione virtuosa del patrimonio a fondamento della legge come spiega il suo "pater", Fabio Granata. «La norma nasce anche per superare le difficoltà economiche legate alla gestione dei siti archeologici - dice l'ex assessore regionale - attraverso un'autonomia affidata a un direttore del Parco e a un consiglio d'amministrazione con la SOpRINTENDENZA, i sindaci, le guide turistiche, i commercianti, i sindacati e gli ambientalisti. Questo è ciò che accade, appunto, ad Agrigento e consente al Parco di tenere sempre aperta l'area e di garantire lo straordinario ai custodi, la manutenzione ordinaria e la valorizzazione attraverso servizi aggiuntivi (bookshop, artigianato, merchandising, eccetera). Una gestione totalmente staccata dal bilancio della Regione per reimpiegare in maniera diretta le risorse ottenute. In questi 15 anni la legge non è stata applicata per svariati motivi tra cui la volontà da parte di qualcuno di non perdere sovranità». Nell'agenda della Regione vi è anche l'approvazione del Parco di Siracusa, la cui perimetrazione è bloccata da anni tra i malumori degli ambientalisti: definire i confini di un Parco archeologico, infatti, sancisce l'inedificabilità assoluta. E questo, a due passi dal Teatro greco di Siracusa, fa storcere il naso a qualche imprenditore e politico. 27052015