L' idea della complessiva valorizzazione del Castello non è banale. Anzi. Significa recuperare alla città un luogo attorno al quale ruota un millennio della nostra storia. La mostra che si inaugura oggi e riprende l'esposizione del 1904 evidenzia una società effervescente e proiettata verso un futuro che si pensava ricco di emozioni e scoperte. Il conflitto mondiale spense queste tensioni. Il farle rivivere promette una nuova stagione culturale per la nostra città, un primo passo per riappropriarci di un passato per molti tratti ancora poco conosciuto dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Inoltre, e non guasta, riprende vita anche l'annosa questione della salita al Cidneo. Abbandonate idee come quella della funivia o scala mobile, costose e di dubbio gusto, basta una semplice navetta per portare i bresciani sul colle. Se il legame con i Ronchi non fosse stato malauguratamente reciso dai veneziani per motivi militari, avremmo un paesaggio di grande suggestione che nulla toglie, però, a quello attuale. La stagione estiva della mostra promette un seguito, annunciato dal direttore di Brescia Musei Luigi Di Corato: un «Museo del Cidneo». Tre parole molto impegnative e un obiettivo che andrà riempito di contenuti. Ci vorranno tempo, idee e, ciò che non guasta ma oggi manca, risorse finanziarie. La proposta ha il pregio di porre la questione culturale, numerosissime volte evocata in queste pagine, come una delle priorità di questa amministrazione. È l'ennesima e, forse, ultima occasione per ragionare con quali modalità il nostro patrimonio culturale può offrire un sostegno non effimero al nostro futuro. Spetta alla politica fare il primo passo, magari puntando sulla continuità con le iniziative in atto legate all'evento Expo. Il dopo Expo potrebbe vedere la luce proprio dando vita a questa scommessa, perché di scommessa si tratta e pure provocatoria. Alla fine, questo mi pare il senso, l'appuntamento congiunturale si può trasformare in una organizzazione strutturale di ampio respiro e trasversale. Il Castello e l'area sottostante costituiscono il nucleo originario della storia della nostra città. Trasformarli in museo significa costruire una mappa concettuale plurisecolare di grande fascino e di straordinaria attrazione espositiva. Una continuità di periodi e di momenti particolari ancora presenti nel tessuto urbanistico ma spesso dimenticati, quando non sconosciuti, da noi frettolosi cittadini non più abituati a riconoscere visivamente quanto possono comunicarci manufatti ed edifici spesso in condizioni di assoluto degrado. Chissà se la proposta sarà mai concretizzata. Averla enunciata è già importante. E non è poco .