Gentile signora Bossi Fedrigotti, da circa una settimana stiamo ospitando quattro amici brasiliani con cui abbiamo visitato sia Firenze che Milano. Logico il nostro decantare le opere di Leonardo da Vinci attraverso le città che ne hanno visto il genio. Purtroppo poi abbiamo anche accompagnato gli amici in visita al famoso Cavallo, ricostruito e completato grazie al mecenatismo del pilota americano Charles Dent che dedicò vita e ricchezza alla sua realizzazione. Ho provato, come milanese, imbarazzo e vergogna: all'Ippodromo l'entrata al monumento era chiusa e per accedere vicino alla orribile rete che circonda la statua per una foto si è dovuto passare dagli accessi ai vari bar e ristoranti che assediano il monumento. Il porticato dove sono spiegate la lavorazione e la fusione della statua è in completo abbandono, con materiale accatastato sotto il portico, sporco e cartacce dappertutto, erbacce che fuoriescono dalle crepe dell'asfalto prospicente. Impossibile, per decenza, descrivere l'odore che emana dagli angoli. Dopo aver visto su molti giornali vari «rendering» che prospettavano una migliore collocazione del Cavallo in vari luoghi della città più consoni e attrattivi, mi aspettavo che fosse per lo meno mantenuto in uno stato decoroso e accessibile, vista la concomitanza delle visite per Expo, dove comunque, se spostato, sarebbe stato certamente motivo di grande attrazione. Basta un dato per confermare ciò: la copia dello stesso cavallo che fu realizzata e posta nel parco Maijer di Gran Rapids, remota località del nord del Michigan, annovera ben seicentomila visitatori l'anno, senza bisogno di Fiere mondiali. Possibile che i coloro che ci amministrano non sappiano valorizzare un regalo di questa portata, che potrebbe attrarre migliaia di turisti, americani, probabilmente in particolar modo, lasciandolo decadere nel degrado e nella dimenticanza? Rinaldo Saia Povero cavallo. Mesi, forse anche anni di discussioni, incluso in questa rubrica meglio qui, no meglio là o forse meglio in quell'altra sede ancora per poi restare al suo vecchio posto, trascurato, quasi sbeffeggiato dalle condizioni di abbandono nelle quali si trova. E pensare che si tratta per l'appunto di un caval donato, che andrebbe tenuto in qualche conto. Elegante e magnifico com'è, meriterebbe davvero di meglio dello squallore e della sporcizia che lo circondando. Né mi pare occorra uno sforzo troppo grande per restituire un po' di decenza al luogo e, di conseguenza, dignità al bel destriero. Migliaia di turisti come per il suo fratello americano? Abituato com'è alla solitudine, magari lo infastidirebbero un poco, però. Isabella Bossi Fedrigotti
Milano. Cavallo di Leonardo mai così solo, un ultimo appello contro l'oblio
La signora Isabella Bossi Fedrigotti descrive il suo viaggio a Milano con quattro amici brasiliani. Hanno visitato Firenze e Milano, e hanno visto il famoso Cavallo di Leonardo da Vinci. Tuttavia, sono stati delusi dallo stato di abbandono e degrado del monumento. La signora Bossi Fedrigotti si sente imbarazzata e vergognosa per il modo in cui il Cavallo è stato trattato, e lamenta che non sia stato mantenuto in uno stato decoroso e accessibile. Cita un fatto che suggerisce che il Cavallo potrebbe essere un'attrazione turistica importante, ma che non è stato valorizzato. La signora Bossi Fedrigotti chiede perché il Cavallo sia stato lasciato in questo stato e chiede di essere trattato con più dignità.
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