Due eventi in 24 ore, un protagonista: il Duomo. Mercoledì Veneranda Fabbrica e Politecnico hanno stretto un accordo per monitorare i danni eventuali prodotti dai maxi concerti a guglie, vetrate, volte. La sera successiva stupiva il colpo d'occhio d'una piazza di quasi centomila persone accorse per ascoltare le eccellenze del pop italiano, da Ligabue a Mengoni. Due beni si fronteggiano, dunque. Da una parte v'è la cattedrale, da salvaguardare in ogni modo per l'inestimabile pregio artistico, culturale e spirituale, simbolo della città, della sua storia, del modo milanese di ritrovarsi attorno a valori civili e religiosi in un mix unico. Dall'altra parte preme l'esigenza di luoghi in cui anche la modernità possa esprimersi attraverso spazi adeguati e riconoscibili, inclusivi di svaghi e di tendenze artistiche, di giovani e di tradizione. È una sfida comporre le esigenze. E il futuro dell'uso di piazza Duomo è ora affidato ai rilievi che i Dipartimenti di Ingegneria, Architettura e Beni Culturali effettueranno grazie a strumenti e tecnologie d'avanguardia. La scienza dirà se e quanto rappresentino un pericolo decibel vibrazioni, inquinamento acustico. Viene però da chiedersi se non sia il caso che Milano si attrezzi culturalmente e politicamente onde evitare che scoppi un conflitto generazionale e di costume, capace di portare a una radicalizzazione dell'opinione pubblica in due partiti: i favorevoli e i contrari ai concerti in piazza Duomo. I danni non sarebbero inferiori a quelli materiali, perché andrebbero a intaccare la convivenza, creando magari steccati e incomprensioni capaci di avvelenare il tessuto sociale, di bacarlo con conflitti fattori di disgregazione. Forse c'è ancora tempo perché prevalga il buon senso e si perfezioni negli intenti e nelle modalità un tavolo permanente dove siedano i soggetti interessati: Veneranda Fabbrica, Diocesi, Comune, Soprintendenza. I dati del Politecnico diranno le soglie che nessuna manifestazione dovrà superare. Ma la conduzione della città non è solo paletti e divieti, come non bastano i regolamenti in quanto le norme non possono prevedere tutto; anzi, credendo di accontentare tutti, deludono e aprono a discrezionalità e contenziosi. Lo stare assieme cresce attraverso il governo della polis, cioè la politica in senso alto: l'arte di compiere scelte in base ad una scala di valori da riconoscere e da condividere, di composizione di interessi diversi all'interno d'un bene comune. Linee e criteri guida generali, pensati in un'ottica complessiva, sono la strada per dire dove, quando, con quali garanzie organizzare iniziative pubbliche. A cominciare dai concerti.