Renato Corsini Architetto e fotografo Li chiamano Light Designer. O meglio così hanno deciso di farsi chiamare. Un po' di inglese, di questi tempi, non fa male, fa più professionale e di tendenza e ha anche il sapore di una specializzazione che non necessita del marchio «made in Italy». Gente comunque seria, preparata e tutt'altro che improvvisata; munita di un buon bagaglio di sperimentazione, aiutata da una produzione industriale di apparecchi illuminanti sempre più ampia e infine capace per davvero di fare la differenza. Di solito si accompagnano, quando non lo sono loro stessi, con la categoria degli architetti insieme ai quali si completano in progettazioni che tengono conto gli uni delle esigenze degli altri. Il risultato è generalmente buono: armonie di luci e colori in grado di personalizzare, esaltare ed evidenziare particolari architettonici e scorci prospettici frutto di collaborazioni e sinergie verificate prima sulla carta e poi nella realtà, con pochi margini di errore perché sottoposti con poco spazio di interpretazione all'approvazione preventiva della committenza. In assenza di questo lavoro a due o più mani il rischio è grande e il pericolo di interpretazioni errate diventa alto. Chi scrive di professione fa l'architetto e ha sentito parecchi colleghi «avanzare dubbi» (uso un eufemismo) sulla interpretazionedeviazione dei loro progetti alla luce (è il caso di dirlo) del lavoro dei Light Designer intervenuti in un secondo tempo. Accade spesso di vedere facciate di edifici che di giorno esibiscono spazi compositivi ben definiti nel contesto e che di notte perdono completamente il loro significato a scapito di altre, discutibili, visioni. I nostri disegnatori della luce ultimamente hanno ampliato il loro raggio d'azione intervenendo in maniera abbastanza massiccia anche sull'illuminazione notturna dei monumenti storici delle città e non potendo, per ovvi motivi, confrontarsi con i progettisti hanno dato sfogo alla loro creatività attenti più a porre il marchio del loro lavoro che a rispettare la storia. Oltretutto godendo del privilegioimmunità di non doversi confrontare con istituzioni come la Sovrintendenza ai beni Architettonici, notoriamente draconiano ostacolo a difesa del centro storico. Pare che i loro «illuminati» studi non alterino le strutture murarie e ciò basta e avanza per un gratificante lasciapassare maggiormente apprezzato se ricorre a sorgenti con auspicati risparmi energetici. Chiese, palazzi, fontane e monumenti non sono più contestualizzati nella loro completezza, sono interpretati, sezionati, riproposti con altarini ed effetti speciali spesso degni della miglior tradizione discotecara degli anni Settanta. Assistiamo impotenti e meravigliati a cupoloni ridotti a carillon di turistica memoria, a facciate di chiese riproposte come supporto a santelline votive e torrioni ridotti a fondali da cinematografia dell'orrore. Mi tornano alla memoria quei presepi, ahimè non più presenti nelle nostre case, nei quali le lucine, colorate e spesso intermittenti, sapientemente nascoste sotto il muschio, andavano ad illuminare il pastorello in prossimità dello stagno (un pezzo di specchio), il venditore di mercanzie, la contadinella con le oche e naturalmente la capanna con tutto il suo contenuto. Il presepe, ovviamente, era tutto un'interpretazione: a partire dalla quantità di verde sicuramente assente a Betlemme per arrivare agli attori con i loro improbabili addobbi. Ma era comunque bello, esempio encomiabile di creatività casalinga e familiare, lavoro di gruppo che vedeva coinvolti adulti e bambini alla ricerca di una rappresentazione che poteva permettersi di essere slegata anche dalla storia. Purtroppo Brescia non è un presepe.
Brescia di notte e i monumenti. Quelle strane luci che ne fanno un presepe un po' troppo naif
Renato Corsini è un architetto e fotografo che si fa chiamare Light Designer. Lavora con architetti per creare progetti di illuminazione che tengono conto delle esigenze degli altri. Il suo lavoro è spesso apprezzato, ma anche criticato per la sua interpretazione dei progetti degli architetti. I Light Designer hanno anche iniziato a intervenire sull'illuminazione notturna dei monumenti storici, spesso alterando la loro forma e il loro significato. Questo ha portato a critiche per la distruzione di strutture storiche e la perdita di significato culturale. Alcuni hanno anche criticato i Light Designer per la loro mancanza di rispetto per la storia e la cultura.
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