Problema: perché le mostre di tessuto, le mostre che restituiscono un contesto, non hanno il consenso che altre manifestazioni ottengono? «Arts Foods», allestita alla Triennale in occasione di Expo, è una mostra complessa, costruita incrociando due modelli, da una parte il catalogo denso di saggi di vario livello (Electa 2015), dall'altra l'esposizione che propone sistemi di oggetti: posate, cucine, macchine da caffè, servizi da tavola, e poi manifesti, opere d'arte, sul tema del cibo negli ultimi 150 anni. Insomma un grande sforzo di raccolta di materiali dove il sistema degli oggetti non viene inserito in un preciso tessuto storico. «Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza» a Palazzo Reale pone un problema diverso. Il ricco catalogo (Skira 2015) è costruito dai maggiori specialisti e corrisponde al percorso che si snoda in mostra dove dipinti e sculture, vetrate e miniature, affreschi e oreficerie restituiscono un racconto storico preciso. Eppure, anche in questo caso, il confronto con la mostra di Leonardo, sempre ambientata a Palazzo Reale, lascia perplessi: la mostra Visconti-Sforza sarebbe la premessa indispensabile all'altra rassegna ma non riscuote lo stesso consenso, anche se è densa di pezzi di livello altissimo. Ma allora quali sono le mostre di successo? Certo quelle legate a una singola figura d'artista a patto però che quel nome, quella figura, faccia già parte del sistema dei media. Esempi? Avrà consenso l'ennesima mostra di Picasso, di Chagall, di Renoir, di van Gogh e poco importa se nessuna di esse propone analisi storiche appena accettabili. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, invece trovano largo consenso le mostre di tessuto, le mostre di intere civiltà. Come spiegare allora questa differenza? Nella nostra scuola superiore, dove l'insegnamento di storia dell'arte resta marginale e quasi sempre fondato su modelli crociani, si studia su manuali da cui emergono poche decine di nomi di «artisti», quelli che la gente deciderà di scoprire in una rassegna. Il pubblico vive dunque la contraddizione fra gli strumenti che la scuola ha offerto e la realtà di rassegne che intendono restituire una storia. Così la mostra della Triennale, pur coi suoi limiti, resta una occasione unica per confrontarsi con un secolo e mezzo di civiltà del cibo mentre l'altra rassegna, che racconta la grande storia di una Lombardia all'avanguardia dell'Europa fra '300 e '400, fa capire che qualcosa nella nostra scuola, dalle superiori alla università, davvero manca.