LA SOPRINTENDENZA E IL RITROVAMENTO IN VIA UGO BASSI: "VERRÀ RICOPERTA E CONSERVATA" ALLA fine, in quella specie di riesumazione o autopsia che è lo scavo del "Cantierone", è emersa la vecchia via Emilia del console eponimo. In un primo tempo, gli esperti della Soprintendenza ai Beni archeologici non avevano attribuito a quel selciato, appena ottanta centimetri sotto l'asfalto di via Ugo Bassi, un'età così antica. Anche perché i basoli mostravano rigature di carriaggi non allineate nella direzione della strada. Si era così pensato a un rifacimento medievale con l'utilizzo di pietre del vecchio lastricato romano. Invece, il progredire dello scavo fino in prossimità con l'incrocio che immette in via Testoni, ha posto in luce un tratto intonso che ha consentito di accertare il Dna definitivo del lastrico realizzato duemila anni fa in età augustea ristrutturando la vecchia opera del citato Emilio Lepido con basoli di trachite dei colli Euganei. È stata però solo una breve apparizione come quelle delle comete. Ieri le antiche pietre sono state ricoperte previa protezione con strati di nylon e l'isolamento di un cuscinetto di sabbia. Resteranno le fotografie, i pannelli posti lungo il cammino sotto i portici e una pubblicazione che fungerà da galleria d'immagini di tutti i reperti venuti alla luce durante la realizzazione del percorso del "Crealis", comprese le tombe della necropoli romana scoperta durante lo scavo nei pressi della rotonda Decorati al valor militare tra i comuni di Bologna e San Lazzaro. «Le precedenti tracce della via Emilia erano parecchio compromesse - spiega Renata Curina della Soprintendenza - inoltre molto superficiali. Nel tratto successivo ci siamo resi conto che ai lati la pavimentazione, per effetto della 'schiena d'asino', era ben più profonda e ben più omogenea, tale da rivelare la sua reale identità». Sui basoli rimessi in luce ci sono i solchi dei carriaggi e tracce del rifacimeto in pietre rosse di epoca tardo-antica. (v.v.)