UNA costellazione di 37 musei grandi e piccoli, dimore storiche e siti monumentali sparsi da un capo all'altro della Toscana. Dalle residenze napoleoniche all'Elba alla Certosa di Calci, dalle ville, i cenacoli e il complesso di San Marco rimasti esclusi dal gioco degli accorpamenti con i big fiorentini (Uffizi, Accademia e Bargello) agli archeologici. Stefano Casciu, 56 anni, già soprintendente di Modena e Reggio Emilia ma anche, fra l'altro, ex vicedirettore della Galleria Palatina e direttore delle Ville medicee è stato nominato tre mesi fa soprintendente del neonato Polo museale regionale generato dalla riforma Franceschini. Un periodo trascorso lontano dai riflettori, ma speso in giro per il territorio, per prepararsi a questa nuova, complicata sfida. Adesso, in via della Ninna, lavora nel l'ufficio occupato per anni da Cristina Acidini («ma è una sistemazione provvisoria», precisa) alla vigilia della partenza per Modena dove domani, ultimo atto del suo vecchio incarico, riaprirà la Galleria Estense a tre anni di distanza dal terremoto. Ha speso le ultime settimane in giro per i musei toscani. Che idea si è fatto? «Di un territorio ricchissimo e complesso, dove ci sono musei, per esempio la Pinacoteca di Siena o il San Matteo di Pisa, che niente hanno da invidiare ai "grandi" come Uffizi o Accademia, ma che finora ne sono stati in qualche modo oscurati, e che soffrono di gravi carenze di personale e servizi. Oggi, di fronte a finanziamenti statali sempre più incerti, questi musei dovranno imparare, per quanto possibile, a camminare sulle proprie gambe». Qual è la sua ricetta? «Ovviamente non possiamo pensare di deviare i grandi flussi turistici, ma possiamo puntare su un turismo di ritorno, più consapevole. E, soprattutto, sui cittadini. Proponendo attività per le scuole e per le famiglie, favorendo la creazione di associazioni, instaurando collaborazioni con istituzioni e fondazioni locali». Sta pensando a card come quella adottata a Firenze? «Perché no. Un esperimento simile è stato fatto anche a Mantova, e i risultati sono stati buoni. Intanto si semplifica l'accesso ai turisti. E poi perché, indipendentemente dagli introiti che può generare, uno strumento come la card aiuta a creare un senso di identità, di comunità». Ha senso, venuta meno l'autonomia finanziaria del Polo fiorentino, che realtà come cenacoli e ville medicee restino a ingresso gratuito? «Da direttore, mi ha sempre colpito il fatto che gli stessi visitatori delle ville, nei loro commenti sui libri delle firme, si stupissero della gratuità di luoghi così straordinari. Adottare un biglietto di ingresso, magari unico e dal costo accettabile, probabilmente non sarebbe risolutivo dal punto di vista delle risorse necessarie per il loro mantenimento, ma servirebbe a dare loro valore e importanza, a far capire al pubblico che sta entrando in un museo, non in un semplice parco cittadino ». Sotto la sua giurisdizione ci sarà la Certosa di Calci, che ha bisogno, per sopravvivere al degrado, di interventi urgenti e costosissimi. «Calci è un luogo bellissimo che grazie al Fai è stato riportato all'attenzione dei cittadini e della politica. Su sollecitazione del ministro Franceschini, stiamo lavorando a un progetto di valorizzazione. Ciò non toglie che per risolvere i problemi strutturali servano investimenti, che potrebbero venire da fondi europei». Cosa ne pensa dei concessionari? «Che hanno un ruolo importante per gestire servizi, come prenotazioni o visite guidate, che richiedono una struttura dinamica e professionalità specifiche. Faremo anche noi delle gare. Ma il Polo non dovrà essere succube dei concessionari: a noi resterà la facoltà di indicare le linee guida tecnico-scientiche, per esempio sulle mostre o sulle pubblicazioni nei bookshop». Quale sarà la sua politica per le mostre? «Al momento, la priorità è valorizzare patrimonio e identità dei singoli musei, senza sbilanciarsi con operazioni più costose: un Goldin, per intendersi, non ce lo possiamo permettere. In futuro, la nuova frontiera potrebbe essere creare grandi mostre riunendo capolavori del Polo, senza prestiti ». Del Polo fanno parte anche i musei archeologici. «Che hanno un grande potenziale inespresso, soprattutto quello di Firenze: lo ha dimostrato nella mostra sull'ellenismo a Palazzo Strozzi. Presto inaugureremo la sezione etrusca, un progetto che eredito da Andrea Pessina e che mi sta molto a cuore».