Caro direttore, nella sua lettera (tei 21 maggio scorso con titolo: "Turismo, ma di quale turismo parliamo?", il prof. Paolo De Stefano fa una severa ma sincera ed irrefutabile disamina dell'attuale realtà ricettiva turìstica della nostra città e del suo territorio, mettendone in risalto la scarsa attrattività. E questo, non perché non ci siano risorse idonee per fare turismo, anzi!... ma, a mio parere, per insufficiente "esperienza" nel sapere operare in alcune scelte che potenzialmente la città offre e che non temono concorrenza. Un esempio? Ecco: il nostro "bistrattato" Museo Nazionale Archeologico, che è proprio sotto gli occhi di tutti i cittadini, ubicato al centro della città, prospiciente la più bella e la più grande piazza del "Borgo" e perciò più facilmente raggiungibile dai turisti. Questo rinomato contenitore dì preziosi e rari reperti archeologici, secondo per importanza tra i musei del Meridione, dovrebbe essere l'obiettivo primario su cui i nostri operatori dovrebbero puntare per un sicuro richiamo turistico. Invece, purtroppo esso, da oltre cinque anni è vergognosamente inattivo per lavori di ristrutturazione, che la Soprintendenza Archeologica, forse, sin dal loro inizio, avrebbe programmato di completarli... "sine die", non essendoci stato nessun interesse di chicchessia per farli terminare entro un periodo di tempo prestabilito. Ma di fronte a tale inerzia, nel settembre dello scorso anno, il "Corriere" richiamava l'attenzione della città su questo importante problema, per cui, il senatore Battafarano rivolgeva una interrogazione parlamentare al ministro competente, affinchè si accelerassero quei lavori per farla finita con un irritante ed estenuante temporeggiamento; mentre in contemporaneità, gli onorevoli Patarino e Semeraro si facevano promotori di un disegno di legge per dare autonomia a quel Museo. Dell'esito di quella lodevole iniziativa, purtroppo ancora non ci è stato dato di sapere altre notizie, in quanto c'è di mezzo il solito lungo iter burocratico. Ma allora, vinciamo contro questo immobilismo, e si mobiliti tutta la città, facendosi sentire, non solo con infruttuose polemiche, ma con una "levata di scudi" dei suoi rappresentanti istituzionali (sindaco, presidente della Provincia, della Regione) presso il ministero dei Beni culturali, per ricordare al neo ministro Rocco Buttiglione, che oltre ai musei delle cosiddette città d'arte, ne esiste uno anche a Taranto di uguale e forse maggiore importanza di alcuni di essi, che attende da oltre cinque anni la sua riapertura. Ed attende perché tanti turisti nazionali ed esteri vorrebbero fruire di quei famosi "ori", tesoro che tutto il mondo museale vorrebbe possedere per "onorarlo" più di quanto non si faccia in questa città, per cause addebitabili... a chi? E che ora, "mutilato" è esposto in parte nel Palazzo Pantaleo, urbanisticamente decentrato, mentre dovrebbe essere "solennizzato" nella sua interezza in una mostra permanente e in una sezione tutta a parte di quel museo e pubblicizzato in tutte le agenzie turistiche del territorio nazionale ed estero. Ecco, caro direttore, qual è il turismo di cui si deve parlare, ma soprattutto concretizzare, e subito, perché non si può perdere ancora tempo a parlare di bei mari e di attraenti spiagge, in quanto la Puglia ne offre a iosa, mentre il nostro museo rimane turisticamente incontrastato per la sua peculiarità. Se, come credo c'è carenza di finanziamenti, è questo il momento propizio per ottenerli, giacché il Governo si è impegnato a stanziare 20 miliardi di euro per il completamento di opere nel Sud. Cogliamo al volo questa buona opportunità per il nostro museo, che oltre ad essere un richiamo turistico-culturale, creerebbe, ovviamente, una risorsa economica. Vogliamo ancora attendere che la "pera matura" ci caschi proprio... in bocca? Cordiali saluti. dott. Mario D'Alò Caro dott. D'Alò, la ringrazio per aver ricordato, ancora una volta, il nostro Museo. Vorremmo altri ricordarne l'importanza? Lei auspica la mobilitazione dell'intera città: mi consenta di essere scettico. Ma, almeno, si mobiliti - con carta e penna - quella parte della città che ha a cuore questi argomenti. E chissà che non si mobiliti anche chi, più del semplice cittadino, ha la possibilità di operare per sconfiggere indifferenza, burocrazia, apatia e lassismo.