LA "FANCIULLA nuda in un labrum pompeiano" è un'opera che cattura il visitatore e racconta l'essenza della mostra "Pompei e l'Europa". Un capolavoro dipinto da Paul Delaroche tra 1843 e 1844, ispirato alla giovane moglie Louise Vernet scomparsa mentre portava a termine il dipinto. La morte sorprese l'artista francese come il Vesuvio colse impreparati gli abitanti di Pompei nel 79 d. C. Sono 200 i quadri, le sculture, le porcellane, gli arredi, i vasi, le stampe, i disegni e gli affreschi pompeiani che riempiono il salone della Meridiana all'Archeologico nell'allestimento firmato da Francesco Venezia. In mostra la prima rappresentazione dell'eruzione, dipinta nel 1780 da Jacob More, un quadro che lascia per la prima volta la Scottish national gallery di Edimburgo. E poi la veduta del teatro grande di Jacob Philipp Hackert (1793). Il gusto per l'antico invase botteghe e manifatture di tutta Europa. Un caso tra i più celebri fu quello dell'affresco della "Venditrice di amori" rinvenuto a Stabiae nel 1759: dopo la sua scoperta il motivo fu riprodotto su piatti, tazze, dipinti: in mostra si trova un pezzo in manifattura di Meissen ispirato alla scena mitologica. La Real fabbrica di Capodimonte contribuì a diffondere nelle corti europee soggetti ispirati alle scoperte pompeiane. La vita quotidiana, la moda, la tragedia, l'eruzione ispirano artisti e scrittori dell'800 europeo, con dipinti del danese Chisten Kobke o del francese Gustave Moreau, cui si deve la copia dell'affresco "Achille e il centauro Chirone". Spettacolare "La morte di Plinio sulla spiaggia di Stabiae", celebre opera di Pierre- henri de Valenciennes del 1813 dal museo di Tolosa. Nell'allestimento alcuni quadri con scene di ambienti termali o di botteghe sono esposti all'interno di vani appositamente ricavati, in modo che il visitatore deve affacciarsi per guardarli tutti. Al centro della sala, spicca il Fauno danzante, l'originale bronzeo che viene dall'omonima casa pompeiana. Poco più in là, l'Apollo del tempio che sorge a pochi passi dal foro di Pompei. Impressiona per i suoi colori vividi, per il suo contenuto sociale il grande dipinto di Filippo Palizzi "Fanciulla pensierosa negli scavi di Pompei" del 1865, proveniente da una collezione privata. La giovane operaia, il cesto per portare via il lapillo ai piedi, rivolge lo sguardo a un affresco che emerge dallo scavo. Con il '900 Pompei attira i protagonisti della nuova pittura: ecco in mostra due straordinari pezzi di Picasso, tra i quali "Due donne corrono sulla spiaggia" (1922), esposto a fianco della menade sulla tarsia della Casa dei capitelli. E poi l'accostamento tra un calco originale e la scultura di Arturo Martini "La sete" del 1934 che si rifà chiaramente alle immagini dei pompeiani. Catalogo e organizzazione di Electa Mondadori, aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.30 (martedì chiuso), biglietto 13 euro.