Egregio direttore, e se tornassimo ai parchi naturali di un tempo, cioè luoghi incontaminati dove incontrare flora e fauna protetta? La domanda potrebbe apparire banale, mi è sorta però spontanea nel leggere gli interessanti articoli che avete dedicato al tema in questione. Vanno bene le conferenze d'informazione, però di fondo c'è che un parco non può diventare un qualcosa di diverso da quello che è: un luogo da contemplare, ammirare, proteggere. Questo è lo spirito che si deve recuperare, a maggior ragione quando, come oggi, il modello turistico è in fase di ripensamento. Rincorrere unicamente lo sviluppo non ha più senso. L'esistente, almeno per il nostro territorio, è sufficiente. Proviamo invece a offrire altre opportunità per arrivare in Trentino: i parchi, con la loro integrità, possono costituire una carta da giocare. William Paolo Bortolotti,TRENTO Caro Bortolotti, ovviamente condivido lo spirito della sua lettera, in sintonia con gli editoriali che da anni pubblichiamo per favorire una riflessione sia sul concetto di sviluppo economico, sia sulle tematiche ambientali. Gli articoli e gli approfondimenti di Marika Giovannini sul Corriere del Trentino di venerdì, sabato, domenica e di oggi hanno rilanciato un dibattito che riteniamo fondamentale per il futuro della nostra comunità. Nella sua definizione di parco («un luogo da contemplare, ammirare, proteggere»), caro Bortolotti, a mio avviso manca significativamente un verbo che è poi il nocciolo della questione. Il parco, infatti, deve essere anche uno spazio «da vivere», seppur con il massimo rispetto. Bisogna dunque saper dire dei «sì» e dei «no», spiegando alle popolazioni dei Comuni interessati che certi limiti, inevitabili, in realtà sono delle opportunità. Tanto più, come lei osserva, nel momento in cui il modello turistico è in forte trasformazione. Enrico Franco