Deturpata da scritte di vernice nera la facciata del complesso monumentale di Santa Maria della Pace, da cui sono state appena smontate le impalcature, mentre i lavori proseguono aJacremente all'interno del chiostro, sul lato sinistro, quello corrispondente al portone principale dell'edifìcio. L'intervento in corso, di tipo conservativo, prevede il restauro dell'intera facciata e del chiostro per ciò che concerne le parti sottostanti le lunette contenenti gli affreschi cinquecenteschi; lunette che sono state già restaurate alcuni anni fa. Ancora una volta gli ignoti «imbrattatori» che amano scrivere con bombolette contenenti vernice spray sui muri appena tinteggiati hanno colpito ancora e stavolta nel cuore di Roma e su un monumento importante, un gioiello del primo '500 romano. Il convento e il chiostro di Santa Maria della Pace, a due passi da Corso Rinascimento da un lato ed appena dietro Piazza Navona, furono il primo progetto di rilievo eseguito a Roma da Donato Bramante (Ur-bino 1444- Roma 1514). I lavori furono commissionati all'artista dal Cardinale Oliviero Carafa, di cui campeggia il nome scolpito sull'architrave del portone principale, ebbero inizio nel 1500 e si conclusero nel 1504, data iscritta nell'epigrafe dedicatoria. Il chiostro, un'opera di affascinante, raffinata ed elevata qualità formale, è costituito da due ordini di arcate che inquadrano un portico e un loggiato, intorno ai quali sono distribuiti gli ambienti per la vita collettiva, al piano terreno, e gli spazi abitativi, al primo piano, entrambi oggi adibiti a sale di esposizione. Certamente un buon esempio di riuso architettonico che permette di mantenere in vita e in buona manutenzione ordinaria gli antichi ambienti ecclesiastici come le celle, la sala del refettorio al piano terra o nella cappella sita al primo ospitando mostre di altissimo livello.