SE GENOVA è il suo porto, la storia degli ultimi cinque secoli dormiva là, tra la Diga Foranea e calata Bettolo. Una storia che è anche un tesoro, sotto il profilo storicoarcheologico, tanto da far brillare gli occhi agli esperti della Soprintendenza, ma anche sotto quello economico: «Un valore di alcuni milioni, considerato che solo il falconetto veneziano in bronzo vale circa mezzo milione di euro» dice Luigi Merlo, presidente dell'Autorità Portuale. Perché a svegliare il tesoro ci hanno pensato le draghe, dal 2009 ad adesso, nella lunga e complessa campagna di dragaggio dei fondali del bacino portuale per permettere i lavori di ampliamento di calata Bettolo e per permettere un miglior pescaggio alle grandi navi le portacontainers che attraccano al Sech, i giganti delle crociere che entrano dall'imboccatura di levante. Giù di diciassette metri rispetto a pochi anni fa, e mentre in passato melma e detriti venivano semplicemente trasportati via o spianati sul fondo, con tutto ciò che contenevamo, adesso sono stati anche esplorati, drenati, frugati. Hanno permesso di scoprire bombe inesplose l'ultima, quella inglese da 500 libbre messa in sicurezza sabato scorso e il tesoro che ora, nelle grandi vasche di desalinizzazione in cui viene "curato", attende il lavoro degli archeologi, dei restauratori e poi una collocazione adeguata: al Galata Museo del Mare, probabilmente, «ma anche a Palazzo San Giorgio, mi piacerebbe che la grande ancora dell'Ottocento, che è lunga cinque metri, venisse trasportata lì» dice Merlo. Passavano secoli e guerre, sul fondo cadevano l'assedio della flotta francese alla Repubblica di Genova, anno domini 1648 palle di cannone esplodenti, come quella che campeggia accanto ad un'ancora; i cannoncini del CinqueSeicento, peraltro non facenti parte dell'armamento di un galeone da guerra, ma un carico d'armi trasportato e affondato. Un traffico d'armi dei secoli andati, ride Merlo: «Erano carichi che gli inglesi non potevano commerciare, chissà che triangolazioni ». Eccoli, nelle vasche dove guardano il cielo,i cinque cannoni inglesi del '600, due cannoni leggeri a retrocarica, quel raro e prezioso "Falconetto" in bronzo, il cannoncino medievale amato dai Lanzichenecchi di fabbricazione veneziana. Ecco le ancore, una delle quali molto rara sempre del Seicento e quella ottocentesca dell'Ammiragliato britannico, particolarmente imponente, cinque metri di lunghezza per 4 tonnellate di peso, la più grande mai recuperata in acque italiane. E poi due mitragliatori della seconda guerra mondiale, e ancora le bitte di varie epoche, tutto ciò che lo scalo genovese, sempre sotto l'occhio attento e silenzioso della Lanterna, ha visto passare e subìto, oppure ha usato per il proprio lavoro, poi buttato in quel mare senza fine. Non a caso, ora che sono stati recuperati, a segnalare un dragaggio attento, con la supervisione degli esperti della Soprintendenza ai beni artistici e quella ai beni archeologici, si trasformeranno in un patrimonio di tutti. Per essere, appunto, trasferiti al Galata Museo del Mare in Darsena, oppure al Navale di Pegli a Genova le strutture museali dedicate alla storia della marineria non mancano di certo o allo stesso Palazzo San Giorgio. «Sono reperti da valorizzare ha detto Alessandra Cabella, della Soprintendenza ligure che, grazie alla collaborazione tra enti, a restauro ultimato permetterà l'esposizione con una collocazione open air, fruibile da tutti e con un adeguato supporto didattico». Perché si tratta sì di reperti che parlano di marineria e di guerre tra cannoniere, ma anche di vita portuale, così come le gru già restaurate e collocate sia al Porto Antico che alla Darsena. La perla tra i ritrovamenti è sicuramente il falconetto di bronzo lungo circa due metri che mostra ancora il marchio della famiglia di fonditori veneziani Alberghetti attivi intorno alla metà del '500 e che sul mercato dei collezionisti vale da solo circa 300 mila euro. Gli altri cannoni sono cinque ad avancarica del '600, due a retrocarica che si potevano anche usare a mano antenati dei bazooka, insomma e databili tra Cinque e Seicento. E poi, le ancore. A parte quella king size, «il reperto più antico e anche più interessante spiega Fabrizio Ciacchella del Navlab è un'ancora della fine del '600 o inizi Settecento, particolarmente interessante perché ne esistono pochi esemplari». Storia dell'industria, storia della marineria, storia di Genova. Che con i dragaggi, a parte il tesoro ritrovato, ha scelto di aprirsi al cosiddetto "gigantismo navale". Un'opera iniziata, appunto, nel 2009 e che dovrebbe concludersi nel dicembre di quest'anno: 68 i milioni di euro impegnati dall'Autorità Portuale, tre milioni e mezzo di metri cubi di materiale rimosso e, una volta controllato e monitorato, riutilizzato in gran parte per i riempimenti di Calata Bettolo. Un'operazione che ha interessato gran parte del bacino genovese, dal canale di Sampierdarena ai bacini di carenaggio, calata Sanità e il Porto Antico - con non pochi problemi di compatibilità dei lavori con le proteste degli abitanti del Molo - e più a ponente fino a ponte Ronco e la banchina Italsider. Questo è il porto, cioè Genova.
GENOVA - Ancore e cannoni la storia di Genova riemerge dai fondali del porto rinnovato
Il porto di Genova è stato oggetto di dragaggi per permettere l'ampliamento di Calata Bettolo e il miglior pescaggio alle grandi navi. Durante questi lavori, sono stati recuperati reperti storici, tra cui bombe inesplose, cannoni, ancore e altre armi. Tra i reperti più interessanti, il falconetto veneziano in bronzo, un cannoncino medievale e un'ancora del Seicento. I reperti sono stati esplorati, drenati e frugati, e ora attendono il lavoro degli archeologi e restauratori. Saranno trasferiti al Galata Museo del Mare o al Navale di Pegli, e saranno esposti con un adeguato supporto didattico.
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