L'ex senatore insiste: erano regali e non sospettavo nulla Napoli. «Non potevo immaginare che De Caro mi avesse regalato libri presi dalla biblioteca dei Girolamini: tant'è vero che, quando li ho ricevuti, li ho collocati nella biblioteca della mia fondazione, in via Senato a Milano, catalogandoli e mettendoli a disposizione degli studiosi». L'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri è stato interrogato in videoconferenza al processo per il saccheggio della biblioteca, che si sta svolgendo davanti alla I sezione del Tribunale, collegio C (presidente Serena Corleto, giudici Nicola Russo e Antonio Baldassarre). Dal carcere di Parma, dove si trova dopo la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, Dell'Utri ha risposto alle domande del pm Antonella Serio e poi di alcuni componenti del collegio difensivo. Nell'ambito dell'inchiesta sulla sottrazione di centinaia di preziosi volumi, l'ex politico è indagato per concorso in peculato. «Ho conosciuto De Caro diversi anni fa ha spiegato Dell'Utri per la sua attività di libraio. Aveva una libreria in Italia e una in Argentina. I rapporti sono stati quelli tra cliente e libraio per diversi anni. Di lui ricordo l'ottima conoscenza del mondo dei libri: mi segnalava libri all'asta o in cataloghi, soprattutto classici letteratura e filosofia, libri riguardanti il concetto di utopia». Fu proprio l'ex senatore a presentare De Caro a Galan, che da ministro dei Beni culturali lo avrebbe poi nominato direttore della biblioteca: «Li presentai perché De Caro aveva particolare conoscenza del mondo delle energie alternative e Galan, all'epoca ministro dell'Agricoltura, era interessato a questo settore. Gli piacque subito: lo volle nel suo staff e poi lo portò con sè ai Beni culturali». Dell'Utri ha raccontato anche che cosa gli diceva De Caro una volta messo a capo della biblioteca dei Girolamini: «Mi raccontava di degrado e abbandono della biblioteca in termini scandalizzati. Diceva di avere convinto i responsabili a intervenire per rimetterla a posto. Io gli facevo i complimenti. Pensavo che stesse facendo opera meritoria. Secondo lui i libri si erano persi e si stavano perdendo, si preoccupò di frenare questo percorso. Non esistendo un catalogo, tutti i libri potevano essere sottratti senza che nessuno se ne accorgesse. Mi raccontava che aveva incaricato giovani studenti di economia per la catalogazione». Ben diverso, come è emerso dalle indagini, il comportamento dell'ex direttore.