La piramide dell'architetto Francesco Venezia inaugurata ieri negli Scavi di Pompei ospita il primo segmento della mostra «Pompei e l'Europa 1748 - 1943», quello intitolato «Rapiti alla morte», con i calchi esposti all'interno, in uno spazio circolare, intorno al quale si muovono gli spettatori. Pompei. Una piramide esoterica, misteriosa, dal profilo contemporaneo, riempie da ieri l'Anfiteatro degli Scavi. Un oltraggio alla sacralità del luogo? Tutt'altro. Il segno architettonico è quello raffinato e inconfondibile di Francesco Venezia. È lui che ha ideato e firmato la singolare costruzione che dialoga con il passato e con la memoria dell'eruzione. La piramide, una struttura removibile alta dodici metri, ospita il primo segmento della mostra «Pompei e l'Europa 1748 - 1943», quello intitolato «Rapiti alla morte», con i calchi esposti all'interno, in uno spazio circolare, intorno al quale si muovono gli spettatori. La seconda parte dell'iniziativa è la mostra che aprirà domani al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e che raccoglie 250 opere di grandi artisti, da Ingres a Picasso, influenzati dal tema Pompei. Ieri all'Anfiteatro, a inaugurare la piramide, c'erano il ministro Franceschini, il sovrintendente Osanna e il direttore generale Nistri. Tutti e tre si dichiarano assai soddisfatti non solo dell'iniziativa, ma anche della situazione attuale degli Scavi, dopo il periodo disastroso dei crolli. «Sono stati fatti altri passi per la rinascita di Pompei», rivendica Franceschini. «Oggi possiamo dire davvero di essere orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto, nonostante abbiamo dovuto superare tanto scetticismo, diffidenza e direi addirittura ostilità». Si parla anche di fondi durante l'inaugurazione, alcuni dati sono stati forniti da Nistri: «A oggi per il Grande progetto Pompei sono state bandite gare per 118 milioni. È stata completata la fase progettuale: si è giunti al 90 per cento della fase di gara e resta la fase di esecuzione per la quale siamo arrivati al 50 per cento circa». Osanna avverte dal canto suo che stanno per partire altre gare per migliorare l'accoglienza agli Scavi, a cominciare dal sito web che sarà rinnovato completamente. Non solo Pompei. Il ministro Franceschini parla anche di Ercolano: « Stiamo lavorando, col governo Renzi, alla individuazione in Italia di alcuni siti che verranno identificati come grandi attrattori culturali e turistici e usufruiranno di importanti finanziamenti dell'Ue, finalizzati allo sviluppo, anche infrastrutturale. Ercolano è uno di questi, uno dei più importanti». Poi il ministro insiste sull'efficacia del modello Ercolano, con l'interazione di pubblico e privato e auspica che faccia scuola. Auspicio condivisibile, a patto di trovare un altro Packard, e non è cosa facile. Intanto, l'enigmatica piramide potrebbe essere un oggetto non proprio temporaneo negli Scavi. La mostra resterà aperta fino al 2 novembre, ma dopo quella data la struttura potrebbe essere riutilizzata, magari in altri spazi del sito. Per ora fa bella mostra di sé e non mancherà di suscitare polemiche. Ma non si può non ammirare la pulizia delle forme e la splendida progettazione dell'interno. Venezia spiega: «La contraddizione di una piramide è il contrasto tra la massa esterna e il minuscolo spazio interno. Qui abbiamo realizzato un piccolo mostro, che concilia le forme egizie con le volte romane, ampie e spaziose». Perché una piramide? Innanzitutto perché si tratta di una tomba. Poi perché evoca il vulcano, ma anche perché rimanda alla scoperta del tempio di Iside a Pompei, uno dei primi edifici a essere stati ritrovati e che contribuì a diffondere il gusto egizio in Europa. E perché una piramide con la cima mozzata? «Un omaggio a quella di Cheope», svela l'architetto. Entrando l'impatto è forte: i venti calchi restaurati sono esposti senza vetrine, in una distanza accorciata con il visitatore. E raccontano, con le loro pose tormentate, terribili storie. Intorno, nel percorso circolare, le fotografie, alcune scomposte in frammenti e poi ricomposte in pastiches . E anche la documentazione dello stato storico dei calchi. L'illuminazione è studiata con attenzione e nella volta c'è un foro che consente al sole, quando è allo zenit, di far penetrare un raggio nella penombra della piramide. Quasi un segnale che, dopotutto, la vita è sempre più forte della morte.