Caro Augias, dunque in testa alla classifica dei musei più visitati non ce n'è neppure uno italiano. In testa sono il Louvre, il museo di Storia naturale di Washington, quello nazionale cinese di Pechino. Lo credo. La fama del primo, i costi del secondo e il miliardo di umanità "attorno" al terzo, li rendono imbattibili. E se valutassimo il cosiddetto museo a cielo aperto? Tutt'altra storia, perché tutt'altra storia è quella italiana. Siamo, da secoli, un dedalo di entità museali, sparse ovunque: dal più piccolo borgo alla più grande città. C'è dentro (e fuori) tutto ciò che "dovrebbe stare in un museo", per dirla con Indiana Jones. Una tale ubiquitaria e ricca distribuzione è la maggiore difficoltà sia per renderli visitabili sia per poter raggiungere la vetta di quella classifica: è evidente che una pluralità di luoghi impedisce una concentrazione di visitatori in uno solo, a differenza dell'avere... solo quello. Si salva solo il Vatican di Pietro, ma con un'Italia davanti e un'altra dietro. Tutto bene quindi? Il problema è complesso e un ministero politico probabilmente non è, da solo, la soluzione. Forse con alcuni Marchionne dediti alla cosa pubblica... magari le nostre università ne son piene. g.moschiniyahoo.it Questa lettera coglie un punto fondamentale. La storia della nostra penisola, per tanti aspetti travagliata o mediocre ma per altri gloriosa, ci ha lasciato indegni eredi una tale quantità di beni da non arrivare spesso nemmeno a gestirli. La ritardata unità nazionale, le piccole e piccolissime corti disseminate qua e là, le ambizioni di principi, duchi, conti e signori, ha fatto sì che ogni città e quasi ogni borgo avesse una sua cattedrale, una piazza, un loggiato, una fontana degne di meraviglia. Ci fa oggi speciali la nostra difficoltà ad unirci, la debolezza politica, lo sguardo miope, nei ventisette secoli che sono alle nostre spalle se contiamo dalla fondazione di Roma ma volendo si potrebbe arrivare anche più indietro. Se si toglie Parigi alla Francia e Londra all'Inghilterra (su Pechino non mi pronuncio), non è che resti granché. Se si toglie Roma all'Italia, resta l'enormità di tutto il resto. Quindi le classifiche sui primati mondiali possiamo anche prenderle per il poco che valgono. Quando parlo di "indegni eredi" non è però per il consueto piagnisteo ma per una ragione precisa. La politica ha sempre trascurato l'amministrazione di questo sterminato patrimonio. È stato il suo peggior delitto, più di Tangentopoli, più dell'eterno problema meridionale. Nella spartizione dei posti, quando c'erano molti più soldi di adesso, i beni culturali sono andati per decenni al partito più debole, a personaggi spesso mediocri. E adesso che forse s'è capito il delitto commesso e si vorrebbe rimediare, i soldi non ci sono più.